Livatino, reliquia del Beato al Duomo Il vescovo Aiello: eroe del dovere

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AVELLINO- “Quella camicia intrisa di sangue, che sembra stia stretta in questo reliquiario, pronta ad esplodere e’ una bandiera che sventola, una bandiera che sventola sulla nave della Chiesa, sulla nave dell’uomo”. Un vessillo sulla nave dell’uomo e della Chiesa per indicare una strada. E’ questa l’immagine che monsignor Arturo Aiello consegna nella sua omelia al valore del martirio di Rosario Livatino. Nella serata in cui il Duomo di Avellino ha ospitato la reliquia del Beato, un brandello della camicia insanguinata del magistrato ucciso dalla mafia, che il vescovo ha voluto fosse sistemata sull’altare. Spiegando anche il perché di questa scelta. “Su quell’ altare noi diciamo e lo ripeteremo anche tra poco: questo è il mio corpo, questo è il mio sangue e il corpo e sangue di Gesù che rivive nel corpo e nel sangue dei martiri. Che ci salva ma anche ci informa sulla vita di tante persone che noi, non certo senza una certa difficoltà dal punto di vista civico, chiamiamo eroi”. Proprio come il magistrato ucciso dalla mafia nel settembre del 1990. “Livatino e’ un eroe del suo dovere-ha spiegato il vescovo- A volte amiamo vestire le vite dei santi e dei beati di eventi fenomenali e poteri paranormali e invece ci imbattiamo in un uomo rispettoso, un cittadino, credente e professionista rispettoso dei suoi doveri. Ogni mattina va al lavoro non per marcare un cartellino, ma perché sa che dalla professionalità con cui affronterà il suo lavoro, potrà ricadrà un bene”. Un martire di una terra che e’ stata teatro di una guerra, ma che come ha ricordato citando Foscolo e’ una terra santa: l’urne de’ forti…. bella e santa fanno al peregrin la terra che le ricetta”. Una santità nell’ordinarieta’ di un credente che aveva fatto del “Sub Tutela Dei, questa cifra, questo messaggio di cui non si riusciva a trovare il codice che lo potesse aprire, esprime al meglio la fede di Rosaio Livatino”. Una lunga riflessione anche sul Sud, sulla riflessione alle aree interne che la Chiesa sta promuovendo. Una celebrazione che ha chiuso una settimana di eventi organizzati in memoria del Beato Livatino. Alla cerimonia al Duomo erano presenti le massime autorità. A partire dal prefetto Paola Spena, il Procuratore Domenico Airoma, il comandante provinciale dell’Arma, il colonnello Domenico Albanese, il questore di Avellino Nicolino Pepe. Evento che ha registrato la partecipazione di molti giovani e delle scuole in particolare.