L’internamento degli ebrei in Irpinia: i lager fascisti in provincia di Avellino

0
2595
SONY DSC

In occasione dell’imminente Giornata della Memoria, anche l’Irpinia commemora le vittime dell’Olocausto, lo sterminio di oltre sei milioni di ebrei e di altri quindici milioni di persone considerate “indesiderabili” dal regime nazifascista: prostitute, zingari, omosessuali, persone con disabilità fisiche e oppositori politici.

Tra le iniziative più significative in programma sul territorio provinciale spicca la mostra documentaria “Il controscritto ebreo… Storie di internati in Irpinia”, che sarà allestita presso l’Archivio di Stato di Avellino, nella sede del Carcere Borbonico di via Giuseppe Verdi 17. L’esposizione sarà visitabile dal 27 gennaio al 31 maggio 2026, negli orari di apertura dell’Archivio, dal lunedì al venerdì, dalle ore 8:00 alle 19:00.

La mostra attinge al fondo archivistico “Internamento civile in Irpinia”, che conserva oltre 170 fascicoli personali di internati di varie nazionalità, molti dei quali ebrei. Attraverso questi documenti emerge una pagina poco conosciuta della storia locale: uomini e donne, italiani e stranieri, furono confinati nella provincia di Avellino in seguito alle leggi razziali o rinchiusi nei campi di concentramento di Solofra, Monteforte Irpino e Ariano Irpino.

L’iniziativa intende restituire dignità e voce a chi fu privato della libertà personale per la sola colpa di essere ebreo. Le carte conservate raccontano in modo diretto le difficili condizioni di vita degli internati: lettere inviate alla Questura di Avellino per chiedere cure mediche, autorizzazioni a scrivere ai familiari, a sposarsi con rito ebraico o per rivendicare la propria fedeltà alla Patria.

In provincia di Avellino esistevano diverse forme di internamento. I campi che ospitavano internati “liberi” furono istituiti in numerosi comuni, tra cui Aiello del Sabato, Andretta, Avella, Bagnoli Irpino, Bisaccia, Bonito, Calabritto, Calitri, Castelbaronia, Chiusano San Domenico, Forino, Frigento, Flumeri, Gesualdo, Grottaminarda, Lacedonia, Lauro, Mercogliano, Mirabella Eclano, Montella, Nusco, Sant’Angelo dei Lombardi e molti altri. Tre, invece, furono i campi di internamento coatto, aperti a Solofra, Monteforte Irpino e Ariano Irpino.

Il campo di Solofra, prevalentemente femminile, ospitava circa 26 donne, soprattutto francesi e polacche, considerate prostitute o colpevoli di aver sposato antifascisti. Erano detenute in una residenza signorile di via della Misericordia. La più anziana tra le internate aveva 40 anni, mentre le più giovani ne avevano poco più di venti. Il campo restò attivo fino all’autunno del 1943, quando fu abbandonato dopo un bombardamento e con l’arrivo delle forze alleate.

A Monteforte Irpino, il campo fu allestito nell’ex orfanotrofio Loffredo, oggi sede del Municipio, e ospitò circa un centinaio di detenuti ritenuti politicamente pericolosi, tanto da essere definito la “Bastiglia del Sud”. I documenti dell’epoca descrivono una vita quotidiana durissima, segnata dalla fame e dalla privazione della libertà, con continue richieste di aiuto rivolte alla Questura.

Il campo di Ariano Irpino era quello che più ricordava i lager tedeschi: baracche circondate dal filo spinato e strutture realizzate dopo il terremoto del 1930. Ospitava circa 130 internati, perlopiù provenienti dall’Europa orientale. Con l’arrivo delle forze alleate, il campo fu abbandonato e incendiato dai tedeschi in ritirata l’8 settembre 1943.