L’ex Procuratore Guerriero: “Con Gagliardi abbiamo lottato faccia a faccia con la camorra”

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AVELLINO- “C’e’ stato un momento in cui c’era una lotta faccia a faccia tra noi e la camorra”. E’ cosi’ che l’ex Procuratore Antonio Guerriero racconta una delle pagine piu’ buie della storia e della camorra anche in Irpinia: gli affari della Nco nel dopo terremoto e la violenza criminale, l’imposizione del cemento e una data precisa che segna il momento piu’ duro dell’escalation camorristica in quegli anni, il 13 settembre del 1982, l’attentato al sostituto procuratore Antonio Gagliardi, che poi divenne il Procuratore della Repubblica di Avellino. Guerriero, che all’epoca era magistrato di prima nomina a Foggia, decidera’ poi di stare al fianco di Gagliardi ad Avellino. Un racconto spiega l’ex magistrato “perché non avvenga più e la storia non si ripeta”. E agli studenti per spiegare come il nostro Paese sia quello che in Europa ha pagato di più in termini di magistrati uccisi, ha raccontato proprio cosa avvenne quella mattina del 13 settembre 1992: “Ero rientrato a Baiano e stavo per ripartire perche’ dovevo sentire Pasquale Barra (il boia delle carceri della Nco detto o animale, che il giovane magistrato Antonio Guerriero, come sentirete nel video allegato, ascoltava da collaboratore di giustizia nel carcere di Foggia) e un maresciallo dei Carabinieri mi disse: dotto’ correte, che a trecento metri da casa vostra c’e’ la macchina sotto sopra di Gagliardi crivellata di colpi. Avevano sparato trecento colpi di mitra tutto intorno. Questa macchina blindata che gli era stata assegnata tre giorni prima, perché era stato segnalato che poteva ricevere un agguato. Così tre giorni prima gli era stata assegnata questa macchina blindata e si ritrova con i piedi dove noi teniamo la testa e con la testa dove noi teniamo i piedi quando dopo aver inserito la canna del mitra avevano sparato due o tre raffiche nell’auto dove Gagliardi era insieme al suo autista. Per sua fortuna gli schienali erano rinforzati e fu ferito gravemente solo alle gambe. Poi senti’ : mo appicciamm a machina (Ora intendiamo la macchina). Lui penso’: più che morire bruciato mi faccio uccidere. Provo’ anche ad aprire il vetro blindato. Nel frattempo, però, siccome c’era la Compagnia dei Carabinieri a cinquecento metri, si era formata una fila di macchine e stava arrivando la macchina dei Carabinieri. A quel punto, per evitare il conflitto a fuoco con i Carabinieri se ne scapparono. Quando arrivai lo stavano estraendo dalla macchina. Quando tornai, Pasquale Barra mi disse: dotto’, guardate che quelli mo se lo fanno (lo uccidono ndr) dentro l’ospedale. Perche’ dovete pensare che noi prima mica avevamo il metal detector come adesso. Noi in Tribunale non avevamo sistemi di sicurezza. Io e Gagliardi gli interrogatori li facevamo nel carcere, perche era l’ unico posto dove non potevamo essere aggrediti. Perché all’ingresso non esisteva alcun sistema di sicurezza, sono stati fatto dopo. Noi ci siamo trovati in un certo momento nella nostra società che era una lotta faccia a faccia tra noi e la camorra. C’è stato un momento nella nostra società che un manipolo di magistrati, Falcone, che ho incontrato un mese prima che fosse ucciso, che hanno dovuto contrastare con la loro forza. Per questo ci sono stati ventotto magistrati uccisi. Guardate che in nessun paese europeo ci sono stati ventotto magistrati uccisi, questo ci dovrebbe fare riflettere. Poi ci sono stati venti anni di delegittimazione per i magistrati e ogni nostro errore non ci è stato perdonato. Tutti i magistrati dovevano essere delegittimati”. Aerre