Le ragioni del Si’ al Referendum sulla Riforma Nordio: battaglia storica dell’Avvocatura

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AVELLINO- Una battaglia storica dell’ Avvocatura, una questione tecnica, un modo per ridurre il potere delle correnti nella Magistratura, una modifica attesa per ventisei anni. Nella Sala “De Mita” del Carcere Borbonico sono tanti i temi che il fronte del Si’ al Referendum sulla Riforma Nordio ha messo in campo. Il confronto moderato dal direttore di Ottochannel Pierluigi Mellillo e promosso dal Consiglio dell’ Ordine degli Avvocati di Avellino. A partire dai saluti. Quelli del presidente dell’Ordine degli Avvocati di Avellino Fabio Benigni ha ricordato come “non si tratta di una questione politica, lo è diventata. Si tratta di una battaglia che l’Avvocatura porta avanti da tantissimi anni, in particolare l’Unione delle Camere Penali. Ritengo che il nostro compito, la nostra funzione, sia anche quello di fare chiarezza, promuovendo dibattiti che possano coinvolgere i rappresentanti dell’avvocatura. Abbiamo iniziato questo percorso a novembre, coinvolgendo i rappresentanti di entrambe le posizioni. Oggi ci saranno i rappresentanti del sì e organizzeremo anche altri convegni con i rappresentanti del no. A prescindere da quelle che sono le opinioni personali, e nonostante il CNF, l’OCF e gli organi maggiormente rappresentativi dell’Avvocatura abbiano preso posizione, io ritengo sia giusto alimentare il dibattito senza alzare la voce, ma — lo ripeto — cercando soltanto di fare chiarezza”. Biancamaria D’Agostino, Consigliere Nazionale Forense, che ha ricordato come:
La riforma tutela in modo adeguato ľ’autonomia dell’Ufficio del Pubblico Ministero in quanto dr un processo giusto, equo ed imparziale prevede un organo di autogoverno composto per ben due terzi da magistrati della stessa pubblica
accusa e presieduto dal Presidente della Repubblica I quale, come tutti sappiamo, è l’ organo Costituzionale di più alta garanzia dellequilibrio tra i vari poteri dello Stato. lrischio da molti evocato di un controllo dei PM da parte del governo è pertanto una semplice congettura, completamente
slegata dall’obiettività del dato normativo”. Il ruolo dell’Avvocatura, una funzione prevalentemente tecnica, quello a cui ha voluto dare risalto il presidente dell’ Ordine degli Avvocati di Napoli Carmine Foreste, per cui : “l’ Avvocatura, soprattutto quella istituzionale, assume una posizione di natura tecnica e non politica. Quando facciamo riferimento alla necessità di una riforma, lo facciamo guardando al padre del codice di procedura penale, che ha portato il modello inquisitorio a diventare un ricordo in favore del modello accusatorio. È quindi una conseguenza logica la riforma dell’articolo 104 della Costituzione e, dunque, la separazione delle carriere”. “Votare sì perché il giudice deve essere terzo e imparziale. Sono 26 anni che l’articolo 111 della Costituzione prevede che il giudice debba essere imparziale e terzo”. Questa la ragione fondamentale per il presidente della Camera Penale Gaetano Aufiero: “Bisogna votare sì perché la separazione delle carriere non ha nulla a che vedere con la separazione delle funzioni, che è il cavallo di battaglia dei vari comitati per il no: “Ma c’è già la separazione delle funzioni”. La separazione delle funzioni non c’entra nulla con la separazione delle carriere. Una cosa è avere funzioni separate e dire: “Solo il 2 o il 3% dei magistrati passa dall’una all’altra funzione nel corso dell’anno”. Ma la separazione delle carriere è tutt’altra cosa..Separare le carriere significa non fare in modo che i pubblici ministeri possano incidere sulla carriera dei giudici e viceversa. Significa non permettere che le promozioni dei pubblici ministeri dipendano dai giudici e viceversa. Significa non fare in modo che le assegnazioni agli uffici giudiziari dei pubblici ministeri siano decise dai giudici e viceversa. Avere carriere separate significa, eventualmente, anche concorsi separati. Significa avere percorsi distinti per giudici e pubblici ministeri, senza possibilità di connessioni, rapporti di frequentazione o di influenza reciproca sulle rispettive carriere”. Aufiero ha anche dedicato un passaggio sull’Anm: ”
Stamattina osservavo l’Associazione Nazionale Magistrati, che a mio avviso è un altro tema. Il 95% dei magistrati è iscritto all’Associazione Nazionale Magistrati. Attualmente il presidente è un pubblico ministero, il segretario è un pubblico ministero e ci sono 36 magistrati che compongono il Comitato esecutivo. Molti magistrati risultano iscritti di fatto in modo automatico. Credo che nel Comitato esecutivo siedano magistrati provenienti da cinque correnti diverse, le stesse correnti che poi incidono anche sulle nomine all’interno del Consiglio Superiore della Magistratura. Si parla molto di indipendenza della magistratura. E chi la mette in discussione? Anche questa mattina il Primo Presidente della Cassazione, all’inaugurazione dell’anno giudiziario, ha detto che l’indipendenza della magistratura è un caposaldo della democrazia. E ci mancherebbe altro.
Però bisogna ricordare una cosa: l’indipendenza della magistratura è un diritto, ma è anche un dovere dei magistrati. Devono essere indipendenti — e lo sono — ma devono anche apparire indipendenti. Ripeto: è un loro diritto sacrosanto, un caposaldo della democrazia, ma è altresì un dovere”. Per il presidente della Camera Penale di Avellino “Il vero problema è cercare di capire che cosa significhi un processo penale stando dalla parte dell’imputato. L’imputato vede arrivare in giudizio il pubblico ministero, magari in processi complessi e delicati, che porta avanti una sua tesi e la porterà avanti anche quando forse avrà capito di avere torto, perché difficilmente ammetterà un errore. E allora quell’imputato che siede al banco degli imputati, che ha subito la privazione della libertà, il sequestro dei beni, che rischia anni di carcere, è più garantito da un pubblico ministero che ha rapporti di frequentazione e di carriera con il giudice, oppure da un giudice realmente terzo e imparziale?”. Aufiero punzecchia gli elettori del No anche sulle ragioni e gli argomenti della loro scelta: “La cosa che mi sfugge è questa: ascolto ogni giorno gli interventi dei sostenitori del no, dei comitati per il no, ma ancora non riesco a comprendere, a distanza di mesi dall’inizio di questa campagna referendaria, quali siano le vere ragioni per essere contrari a questa riforma.Si dice: “Il pubblico ministero potrebbe dipendere dal potere esecutivo”. È falso. Si è arrivati a scrivere slogan e manifesti secondo cui addirittura il giudice dipenderebbe dal potere esecutivo. È falso.L’articolo 104 della Costituzione continuerà a garantire l’indipendenza del giudice così come quella del pubblico ministero. Ed è per questo che davvero non riesco a comprendere quali siano le reali ragioni del no”. Per il Segretario Generale della Fondazione Einaudi, l’ex senatore Andrea Cangini: “L’impegno è aiutare gli italiani a non prestare orecchio alle tante falsità, balle colossali e allarmi infondati che vengono diffusi dal fronte del no, e concentrarsi sul merito della riforma. La riforma, in sostanza, consente all’imputato di avere gli stessi diritti dell’accusa e, come prescrive la Costituzione, prevede che il giudice sia terzo”. Aggiungendo: “Finché il giudice e il pubblico ministero continueranno a far parte delle stesse correnti, a condividere gli stessi interessi, gli stessi incarichi e a fare la stessa vita associativa nel CSM, questa parità non esisterà, e la difesa rimarrà sempre più debole. Quindi si tratta di tutelare le garanzie liberali dell’imputato. Può capitare a ciascuno di noi di ritrovarsi nel ruolo dell’imputato. Ogni anno, circa mille innocenti vengono imprigionati, non incriminati, ma direttamente incarcerati. Quindi, credo che questa riforma sia nell’interesse di tutti”. Per Cangini: “Il potere politico ormai è ridotto ai minimi termini, tutti gli altri poteri costituiti sono fragili, mentre quello della magistratura rimane un potere inaffrancato, incontrollabile e inscalfibile, se non prevedendo che i membri del CSM vengano estratti a sorte.
Una cosa sacrosanta, del resto lo diceva anche Gratteri, lo diceva Travaglio, tutti quelli che ora sono schierati contro la riforma, fino a ieri sostenevano che l’unico modo per evitare il clientelismo dell’Associazione Nazionale Magistrati, che si riflette nei CSM, fosse estrarre a sorte i membri del CSM. Ora finalmente si farà”. Infine, ha concluso: “Un’altra cosa da ricordare: soltanto in Italia esiste l’unità delle carriere tra i magistrati che accusano e quelli che giudicano. L’unità delle carriere è stata introdotta in Italia, mentre in tutti i paesi europei — tranne che in Romania e in Turchia — esiste la separazione delle carriere. Ora, se vogliamo ispirarci alla Turchia come modello di stato di diritto, va bene, ma personalmente io ho altri modelli”