Risalire pian piano. Ricostruire mattone su mattone ma con fondamenta solide per permettere all’Irpinia di ritrovare, nel giro di pochi anni, la propria dimensione nel mondo del pallone. Quel calcio che più che una semplice passione è per tanti ragione di vita, dagli sponsor della prima squadra e delle giovanili alle componenti dell’assetto societario. Le new-entry Marco Cipriano e Nicola Cece si presentano, gli ultimi due aggregati alla nave biancoverde – per contribuire al progetto di rinascita dell’Avellino ‘pallonara’ – si esprimono con orgoglio sull’avventura appena intrapresa: “Ringrazio la società per avermi dato la possibilità di entrare in questo progetto– afferma Cece –ho accettato per l’amore che mi lega alla mia terra, con l’auspicio di tornare tutti insieme nelle categorie che competono a questi colori. Speriamo di vedere presto la nostra città nuovamente in alto”.
Breve e conciso anche il commento di Cipriano: “Come Shuker siamo entrati nella veste di sponsor, poi si è presentata questa occasione e senza pensarci due volte abbiamo deciso di prendere parte alla rinascita del calcio. Siamo orgogliosi di essere qui e di poter uscire, insieme agli altri presenti a questo tavolo, da questo campionato duro, difficile e che di certo non appartiene ai nostri colori”.
A rubare la scena è stato poi il presidente onorario Walter Taccone, noto medico avellinese che alla sua prima uscita ufficiale davanti gli organi di stampa ha subito dimostrato un carattere battagliero: “Questa avventura fa parte del nostro carattere, a noi piacciono le sfide impegnative. Noi abbiamo investito, ma il calcio è un gioco di concomitanze, non è detto che chi investe tanto riesca a vincere subito”. Parla anche del futuro, di quello che sarà: “Una cosa è certa, il nostro è un programma importante non siamo qui solo per quest’anno. L’obiettivo è quello di rialzare la testa subito e sono convinto che possiamo farcela nonostante i risultati in questo momento non siano dalla nostra parte. Se non dovesse succedere, noi saremo ancora qui, più forti e decisi di prima”. In merito ai presunti torti arbitrali subiti fino a questo momento: “Accettiamo le decisioni, non chiediamo favoritismi ma semplicemente pretendiamo rispetto. A livello federale ci sentiamo un pò penalizzati”.
Una conferenza a 360 gradi per toccare tutte le vicende senza tralasciare le sfumature che circondano l’Avellino calcistica. Da come è nato questo ‘piccolo lupo’ ai tifosi, al vecchio marchio fino ad arrivare al capitolo Partenio.
Sulla volontà di intraprendere questo cammino e su come sia nata l’idea di far parte della rinascita del lupo, Taccone – che è già da qualche anno nell’Air Scandone come vice presidente – è chiaro: “La mia parentela con Biazzo mi ha spinto un giorno a chiedere come fosse possibile che nell’intera zona non ci fossero imprenditori in grado di riportare la squadra ai fasti di un tempo”.
“Quando poi sono stato chiamato per iniziare questo discorso, da avellinese ho dato subito risposta affermativa. Stesso discorso per Contino e Rodomonti che ci ha seguito senza problemi”.
E anche sulle sue poche comparse il dottor Taccone spiega senza problemi il perchè: “Visti i miei tanti impegni difficilmente avrei potuto concedere tanto tempo alla squadra, per questo motivo è stato deciso di affidare la carica di Presidente a Renato che sta facendo un ottimo lavoro”.
Ed in merito alla possibilità di salvare la vecchia società dalla mancata iscrizione e sul gruppo Pugliese: “Da tifoso posso dire che non hanno fatto tanto, ma da imprenditore non posso giudicare perché non li conosco, non so quali siano stati i loro sforzi. Purtroppo, per quanto riguarda il vecchio club, ho sentito parlare di una situazione ingarbugliata e non soltanto per problematiche economiche. Posso però assicurare che l’Assessore Biazzo ed il sindaco Galasso hanno fatto di tutto per risolvere la questione”.
CAPITOLO TIFOSI – Riprende la parola Rodomonti che parla di un incontro con la parte calda del tifo con quella vecchia guarda che per anni ha rappresentato Avellino su e giù per lo stivale: “Prima abbiamo avuto un faccia a faccia. Loro hanno voluto sapere quali fossero le nostre intenzioni, da parte nostra c’è stata la conferma di ciò che più volte abbiamo dichiarato. Mi auguro che possano tornare in massa già da domenica perché abbiamo bisogno di loro”.
VECCHIO LOGO – In merito si esprime Taccone che con il massimo della tranquillità parla di quel ‘lupo’ che proprio all’inizio di questa nuova era calcistica aveva diviso gli appassionati irpini, lo fa con estrema ‘vivacità’ non tralasciando alcuno scenario: “Penso che con il tempo possa essere intavolato un discorso, anche se a mio avviso non deve essere comprato, ma acquisito dalla città perché appartiene alla gente e sarebbe corretto, da parte della vecchia presidenza, donarlo. Ma se dovessimo investire altro denaro, una qualsiasi cifra per riappropriarcene, non ci tireremo indietro. Se sarà una componente fondamentale per avere altra gente al nostro fianco, siamo disposti anche a questo”.
Per quanto concerne le potenzialità economiche e dove, in queste condizioni, il nuovo Avellino può arrivare, Taccone è chiaro: “Senza alcuna presunzione dico che con le persone che sono sedute con me a questo tavolo, possiamo arrivare in serie B”.
Il discorso ‘finanziario’ non termina: “Poi più in avanti dopo aver raggiunto tale traguardo cercheremo di coinvolgere qualche altro amico”.
Una battuta la dedica alla possibile sinergia tra calcio e basket, auspicata più volte da Luigi Ercolino: “Se l’ha detto lui per me va bene. Sono convinto che si possa fare qualcosa di importante, interessando anche la pallavolo che non ha vissuto un periodo felice. Credo che sia un discorso da aprire”.
Nonostante la convenzione firmata – con l’esborso di 122mila euro di canone, cifra di certo non bassa per una serie D – alcune stanze dell’impianto di Via Zoccolari non possono essere utilizzate: “Faremo partire una diffida al Comune – afferma Taccone – abbiamo pagato tutto ciò che c’era stato chiesto e non possiamo usufruire di alcuni locali, mi sembra assurdo. Domani invieremo una lettera agli uffici competenti. Abbiamo accettato tutte le loro richieste senza alcun problema. Avremmo potuto decidere di giocare in uno stadio diverso dal nostro, così facendo però avremmo penalizzato i nostri tifosi e non mi sembrava giusto accollare sacrifici a chi ci segue. Per far giocare l’Avellino al Partenio abbiamo sottoscritto fideiussioni di spessore. Paghiamo puntualmente l’affitto dell’impianto e non ci sono concessi servizi come: la sala stampa, l’infermeria, la lavanderia ecc. Stiamo scontando debiti anche per conto della vecchia società”.
Cosa centra la gestione precedente con l’attuale? E perché con un regolare contratto l’Avellino non può ancora usufruire dell’intero immobile? Stranezze che non trovano spiegazione. (di Sabino Giannattasio)
