L’arresto di Ledezma, dall’Irpinia l’appello della figlia Vanessa

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Antonio Ledezma

L’Irpinia, la Valle Ufita, milioni di venezuelani, tutti uniti in un sol coro: liberen a Ledezma. Arriva dal cuore della provincia di Avellino l’appello straziante di Vanessa Ledezma, primogenita di Antonio Ledezma, ‘el alcade mayor’ (sindaco) della città metropolitana di Caracas nel Venezuela, già deputato e senatore dello Stato sudamericano, leader del partito Alianza Bravo Pueblo, arrestato lo scorso 19 febbraio dall’intelligence boliviana nel suo ufficio a Caracas. Antonio Ledezma (ma il realtà il cognome del padre è Bruno) è originario proprio di Grottaminarda, in Irpinia, dove tuttora risiedono i parenti. Vanessa vive in Italia, tra Piacenza e l’irpinia, e in questi difficili giorni è ospite proprio dai suoi familiari in provincia di Avellino.

Secondo Nicolas Maduro, presidente del Venezuela e successore del Comandante Hugo Chavez, Antonio Ledezma avrebbe partecipato alla cosiddetta “Operación Jericó” intentata dalle opposizioni per rovesciare il governo venezuelano (si tratterebbe del dodicesimo golpe tentato, ndr). Ledezma si trova da allora nel carcere di Ramo Verde in attesa di giudizio.

Vanessa oggi ha fatto tappa a Roma negli studi Rai di Uno Mattina. “Hanno preso un Ledezma pensando di imprigionare i suoi ideali, ma fuori ci sono altri Ledemza che combattono per e con lui”, ha detto la donna che è la prima figlia di Antonio Ledezma. “Abbiamo appreso del suo arresto attraverso internet – ha ribadito – E’ stato uno shock perché non ci saremmo mai aspettato l’arresto e le modalità con cui è stato portato via Ledezma. Abbiamo pianto ma allo stesso tempo sentiamo il bisogno di essere forti per lui, la stessa forza che lui ha messo nella politica in tutti questi anni di lotta”. Vanessa non ha ancora avuto modo di parlare con il padre ma è in contatto con i fratelli e col legale della famiglia. “So che mio padre è tranquillo, so che è molto sereno – ha detto ancora – Sono orgoglioso di lui, è eccezionale. Fuori dalla prigione siamo in milioni, continueremo a lottare per lui e a rendere pubblica la sua voce”.

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