Landini sulla Fca: “Siamo in grave ritardo. Indispensabile intervento del Governo”

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“Siamo ad un momento cruciale per l’industria dell’auto, alle prese con una trasformazione che coinvolge pure il sistema di vita delle persone”. L’ex segretario generale della Fiom Cgil, Maurizio Landini torna in Irpinia per partecipare all’iniziativa della federazione territoriale “Il motore alla spina, dal diesel all’ibrido”, organizzata per discutere, in particolare, delle prospettive dello stabilimento del Fiat Chrysler di Pratola Serra. Il futuro della fabbrica irpina è parte integrante dei programmi che riguardano tutte le fabbriche del gruppo Fca che vivono una fase di grande incertezza.

“Nel nostro Paese – dice Landini – circa 900mila persone lavorano in uno dei settori tecnologicamente più avanzanti qual è quello della mobilità, peraltro con grandi competenze: un cambiamento così importante non può essere lasciato in mano ad una singola impresa, ma ha bisogno di un intervento politico e finanziario specifico”. Landini chiama in causa il Governo che “deve chiedere al gruppo Fca risposte specifiche sulle iniziative che sta mettendo in campo” ma non solo.

“E’ indispensabile – aggiunge – mettere in campo un’idea di sistema che in Italia non abbiamo e per questo è importante il confronto ministeriale sullo stato del comparto automotive nel Paese che deve segnare l’avvio di un nuovo percorso, alla base del quale dobbiamo registrare la gravità dell’attuale situazione”. Landini, al solito, non usa giri di parole per illustrare la situazione del settore: “siamo in grave ritardo rispetto agli altri Paesi europei e mondiali dove hanno già messo in campo un programma complessivo e le aziende di riferimento si stanno attrezzando con interventi e investimenti specifici per le motorizzazioni alternative”.

Il nodo cruciale è proprio rappresentato dal futuro dell’alimentazione delle auto che saranno vendute in Italia e nel mondo. “La Cina – aggiunge l’ex leader della Fiom – dove si produce un terzo delle vetture ha imposto, dal 2026, la produzione di almeno il 25% di auto con propulsori alternativi. Una decisione che ha accelerato il percorso di progressivo abbandono dei motori tradizionali con alimentazione a diesel”.

Una decisione che fa suonare un campanello d’allarme per la ex Fma: “uno stabilimento che produce solo motori alimentati a diesel è destinato a ridursi”. Landini non manca, poi, critiche al gruppo Fca. “Questo – aggiunge – doveva essere l’anno della piena occupazione in tutto il gruppo. Invece, siamo costretti ad accordi per il rinnovo degli ammortizzatori sociali. I nuovi modelli, poi, non sono stati ancora annunciati. Inoltre, i dipendenti della Fca hanno, per effetto del contratto aziendale, un minimo contrattuale che è inferiore a quello previsto dal contratto nazionale. Il rischio è che la famiglia decida di trattenere i suoi gioielli ma vende le cose migliori e si lascia alle spalle quello che non funziona. Potremmo diventare una succursale di qualche altra realtà e trovarci di fronte ad uno spezzatino”.

Il rappresentante della segreteria della Cgil non manca un riferimento alla campagna elettorale – “nessuno parla dei temi del lavoro e delle esigenze di cittadini e lavoratori” – evidenziando che “il livello della discussione di questa campagna elettorale potrebbe determinare un ulteriore allontanamento delle persone dalla politica”, ribadendo che “si registra effettivamente una fase di ripresa e di crescita” ma evidenziando pure che “l’Italia è ben lontana dagli standard registrati nel 2007 – 2008 e cresce molto meno degli altri Paesi”. “Le diseguaglianze – aggiunge – sono aumentate non solo nei vari settori ma anche per quanto concerne le condizioni di vita e di lavoro dei cittadini”. Infine, non manca un riferimento alla vertenza della Industria Italiana Autobus.

“Il Governo – conclude Landini – ha stanziato otto miliardi per i prossimi dieci anni per andare al rinnovo del parco autobus. Le Industria Italiana Autobus ha vinto una parte delle gare ma non ha le condizioni per realizzarle nei nostri stabilimenti. Bisognerebbe aumentare il peso della presenza pubblica per garantire liquidità utile a fare gli investimenti”.