L’abbraccio rosa dell’Amdos, ad Ariano la messa del paziente oncologico

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“Scienza e religione non sono in contrasto, ma hanno bisogno una dell’altra per completarsi nella mente di un uomo che pensa seriamente”. Lo diceva Max Planck, Premio Nobel della Fisica. E questa mattina, domenica 3 febbraio, il connubio tra fede e scienza è stato celebrato durante la “messa del paziente oncologico”, perché cure mediche e tanta fede, spesso sono il binomio vincente per sconfiggere la malattia.

Un appuntamento organizzato dall’Amdos (Associazione meridionale donne operate al seno) di Ariano Irpino in occasione della quarantunesima Giornata della Vita nel Santuario della Madonna del Carmelo, rione San Rocco. La celebrazione è stata officiata dal vescovo monsignor Sergio Melillo e dal parrocco don Raffaele Iorizzo. Partecipazione attiva da parte della dirigente generale dell’Asl di Avellino, Maria Morgante, del senologo Carlo Iannace e del sindaco Domenico Gambacorta.

La chiesa era gremita di gente: molti sul petto indossavano il fiocco rosa, simbolo della ricerca contro il tumore al seno. Il rosa è il colore della forza, del coraggio di queste donne che lottano o che hanno lottato per la vita. Sull’altare tutte le icone della lotta: fiocco, sciarpe, magliette e cappellini portate dalle ‘amdossine’.

Un giorno di preghiera e di riflessione su quanto ha detto il vescovo durante l’omelia: “La scienza ha un ruolo importante per lenire le sofferenze, ma non si può sostituire alla Grazia del Signore”.

Una funzione toccante, con momenti di forte commozione culminata con il ‘girotondo’ che ha visto abbracciate tutte le ‘amdossine’ avvolte in una lunga sciarpa rosa che continuerà a crescere con il lavoro delle altre donne dell’Amdos Campania per la Giornata dell’8 marzo.

Nel saluto finale, la presidente dell’Amdos arianese, Emilia Fioriello, nel ringraziare le tante persone presenti e le autorità, ha ricordato a queste ultime l’impegno di realizzare all’ospedale Frangipane il reparto di Radioterapia perché: “Abbiamo diritto a curarci a casa nostra”.

di Maria Giovanna La Porta