La Verde Irpinia in fiamme per potenziali interessi economici: l’indagine della Procura dopo gli incendi del 2017

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Renato Spiniello – L’inestimabile patrimonio rappresentato dalla vegetazione del territorio della provincia di Avellino, ricco e abbondante di biodiversità, in fiamme a cadenza quinquennale, e in particolare nell’estate del 2017, per potenziali interessi economici. E’ un’indagine della Procura della Repubblica di Avellino, portata avanti dal Procuratore capo Rosario Cantelmo e dai sostituti Fabio Del Mauro e Antonella Salvatore, a non escludere affatto l’ipotesi.

L’autocombustione nei boschi, infatti, come confermato dal Corpo Forestale dello Stato e dal Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco, nel territorio italiano, alle condizioni climatiche esistenti, è praticamente impossibile.

D’altronde in tutti gli interventi (migliaia e migliaia), non vi è alcuna evidenza che sia stata individuata una qualsivoglia causa accidentale delle fiamme e della loro propagazione a incendio. Ed escludendo le cause naturali e accidentali, dunque, restano soltanto quelle di origine dolosa o colposa.

Anche nella relazione redatta dall’Arma dei Carabinieri, nel marzo 2018, relativa all’analisi del fenomeno degli incendi boschivi del 2017, relativa alla provincia di Avellino, vengono menzionate soltanto ipotesi dolose o colpose.

Ma quali sono questi potenziali interessi economici legati agli incendi boschivi?

  • Secondo l’attuale legislazione, è possibile beneficiare di aiuti o finanziamenti pubblici a seguito di incendi che danneggiano territori boscati o rurali;
  • Tali finanziamenti possono avere una consistenza significativa: da centinai e centinai di migliaia di euro a un paio di milioni;
  • I servizi appaltati dalla Regione per lo spegnimento degli incendi boschivi prevedono prestazioni aggiuntive in casi di necessità;
  • Previsti dalla normativa europea dei finanziamenti ulteriori, definiti premialità, in caso di buon esito sull’utilizzo degli aiuti precedentemente assegnati e stanziati;
  • Inoltre per quanto riguarda le aree percosse dal fuoco, è possibile che non vi sia l’attuazione dei vincoli da rispettare sui suoli per 5,10 o 15 anni.

I dubbi della Procura.

Gli inquirenti hanno ricostruito l’andamento degli incendi e hanno notato come questo si verifichi con maggiore consistenza all’incirca ogni 5 anni: 2002-2003; 2007; 2011-12; 2017. Picchi che pongono in risalto una periodicità inserita anche nella legge-quadro per stabilire l’entità dei fondi pubblici da stanziare, che deve essere inversamente proporzionale tra superficie percorsa dal fuoco e superficie regionale boscata totale, prendendo a riferimento il dato medio del quinquennio precedente.

Proprio per queste motivazioni è stato aperto un fascicolo d’indagine sfociato in perquisizioni e sequestri, da parte della Polizia Giudiziaria Carabinieri, negli uffici della sede della Comunità Montana Partenio-Vallo Lauro di Pietrastornina e Avella.

L’intento degli inquirenti è accertarsi dell’effettivo acquisto e del concreto utilizzo di una serie di materiali, in particolare software, in gran parte oggetto di finanziamenti pubblici ottenuti dalla Comunità del Partenio.

Al termine delle perquisizioni, sono scattati anche i sigilli per server, postazioni di lavoro con computer, stazione fotovoltaica e alcuni database. Si tratta, è doveroso precisarlo, di un’indagine per il momento a carico di ignoti.