La ricerca dell’Università del Colorado: dormire da 6 a 9 ore a notte riduce il rischio di infarto

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Dormire troppo o troppo poco aumenta il rischio di infarto anche in assenza di altri fattori di rischio noti (come fumo, obesità, sedentarietà etc). E non solo, il corretto apporto di sonno (almeno sei, ma non più di nove ore a notte) può addirittura controbilanciare un elevato rischio di attacco cardiaco legato a predisposizione familiare. Lo rivela una ricerca pubblicata sul Journal of American College of Cardiology, che conferma l’importanza del sonno in particolare per la salute cardiovascolare.

Lo studio è stato condotto presso la University of Colorado a Boulder coinvolgendo quasi mezzo milione di persone. Gli esperti hanno esaminato le abitudini al sonno del campione, il cui stato di salute è stato monitorato nell’arco di sette anni. E’ emerso che coloro che dormivano in media meno di sei ore a notte avevano un rischio di infarto del 20% maggiore rispetto a chi dormiva dalle 6 alle 9 ore a notte; e che chi tende a dormire per oltre 9 ore ogni notte ha un rischio cuore del 34% maggiore. Quando poi gli epidemiologi hanno studiato solo coloro ad elevato rischio di infarto per motivi familiari è emerso che dormire dalle 6 alle 9 ore per notte riduce il rischio di questi individui del 18%.

Significa che chi è a rischio di cuore per predisposizione familiare può tenere sotto controllo il problema oltre che facendo sport e con una alimentazione sana, anche dormendo il giusto numero di ore per notte. Gli scienziati hanno anche indagato la questione dal punto di vista genetico, vedendo che chi è geneticamente predisposto a dormire meno è anche più a rischio di infarto. Gli esperti hanno visto che esistono 27 regioni del genoma che predispongono a dormire poco e suggeriscono che queste sono anche interessate nel rischio cuore, anche se con meccanismi ignoti.