La preziosità delle tradizioni: la “Rosamarina Aiellese e Tavernolese”

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Da sempre ogni comunità onora le proprie tradizioni, com’è quella della Rosamarina, una delle usanze più antiche e popolari della Valle del Sabato, che rappresenta il patrimonio e le radici di tutta la popolazione.

Questa usanza locale si svolge nel periodo precedente la Pasqua, quando rami di abete bianco decorati con limoni e arance vengono regalati alle famiglie in segno di buon auspicio in occasione della festività pasquale. Durante la consegna vengono intonati canti dialettali che si tramandano da generazioni in generazioni insieme all’accompagnamento di antichi strumenti musicali come l’organetto, la fisarmonica, il tricaballacche, la tammorra e la ciaramella.

I canti sono molto simili alle serenate, che conservano viva la loro autenticità. Un connubio perfetto che conduce ad un risultato collettivo, radicato nelle abitudini e nei ritmi di vita quotidiana delle persone.

La Rosamarina è considerata una tradizione secolare. Gli antenati ne hanno sempre ricordato il regolare funzionamento fin dalla fine del XIX secolo. Nel corso della storia è divenuto l’identificativo sociale della comunità “Aiellese”, la quale è sorta naturalmente in un contesto sociale di una civiltà agraria caratterizzata dal lavoro, dalla preghiera e dallo svago.

Pertanto, il Sabato Santo per la comunità di Aiello è davvero un momento di festa, dopo tanti giorni preparativi, che vede coinvolta tutta la comunità, grandi e piccoli, nella realizzazione della “frasca”. Tutto ciò permette di rivivere le bellezze di una comunità irpina, com’è quella di Aiello del Sabato.

Testimonianza di tutto ciò sono le tante dichiarazioni raccolte tra le persone che se pur talvolta disparate, tagliate, incollate e collegate, riescono a portare tutte in un’unica direzione di costanti non casuali del rito della Rosamarina, stabilendo così le radici comuni degli Aiellesi.

Visitando il territorio di Aiello e delle sue frazioni durante il periodo della Pasqua è facile notare appese alle porte ed ai balconi il famoso ramo della Rosamarina, la cosiddetta “frasca” che viene messa in bella mostra innanzi alle case visitate dai suonatori e cantori, segno di inizio e augurio per un periodo fecondo.

Ed infine, non ultimo, il valore di questa tradizione è legato alla venerazione che la comunità nutre per i santi patroni della città, San Sebastiano e Fabiano Martiri. Questi rappresentano elementi di coesione comunitaria e di riconoscimento che li uniscono attorno alla comunità locale, un culto santo con un importante elemento sociale.

È rimasta sempre viva come tradizione grazie all’impegno di privati, enti e comitati che ogni anno si organizzano per portare avanti la tradizione popolare. Fortunatamente il valore identitario della Comunità Aiellese ancora forte tra le generazioni, fa sì che la Rosamarina resti intatta e tramandata nel tempo.

“Una tradizione alla quale tutti noi siamo molto legati – afferma il Sindaco Sebastiano Gaeta – tanto è l’attaccamento a questa tradizione, che mescola le generazioni e con gli anni si è fortificato sempre di più. Tutto questo vuol far capire che attorno alle tradizioni c’è una profonda trasmissione di valori con i quali i nostri nonni hanno fatto forte le nostre comunità e noi dobbiamo portarle avanti. E da qualche anno, grazie anche all’Assessore Stefania Spina e al Consigliere Attilio Fiore è partito un coinvolgimento dei comuni limitrofi” – conclude Gaeta.

Una consuetudine che coinvolge tanti giovani, come Virgilio De Girolamo, che grazie alla tradizione tramandata in famiglia, da padre in figlio, ha sempre cantato e suonato alla Rosamarina.

“Prima ci fu il mio bisnonno Ciro, insieme alle sue figlie e figli – afferma Virgilio– poi mio nonno Virgilio, poi mio padre Sebastiano ed oggi io e sono fiero di portare avanti questo valore locale. Mi auguro che la mia comunità possa sempre coinvolgere più giovani affinchè si avvicinino a tutto ciò”  – conclude Virgilio.