La madre in lacrime ritratta in aula tutte le accuse contro suo figlio: non posso vivere da sola

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VALLE CAUDINA – Quella che vi vogliamo raccontare potrebbe sembrare una storia di ordinaria giustizia, quelle di cui si legge sempre più spesso nelle cronache. Una mamma, quasi sempre e come in questo caso anziana, che è costretta di fronte agli atteggiamenti violenti di un figlio a proteggersi e fare quello che nessuna donna farebbe verso la propria prole: denunciare tutto alle forze dell’ordine. Gli effetti, specie nei casi più gravi di percosse, minacce e anche di estorsione quando vengono costrette a cedere denaro, arrivano anche a misure cautelari. Ma poi torna ad entrare in gioco la madre, che si trova di fronte alla seconda tragedia, dopo quella di aver denunciato il proprio familiare: quella di vederlo dietro alle sbarre o nella migliore delle ipotesi agli arresti domiciliari. E’ successo più o meno questo ieri mattina davanti al Collegio presieduto dal giudice Gian Piero Scarlato, dove un’anziana di un comune irpino della Valle Caudina (omettiamo volontariamente i particolari perché ci interessa la storia come esempio), dopo aver già ritirato la querela contro suo figlio, tratto in arresto (ora e’ ai domiciliari) ha “ritrattato” in lacrime davanti ai magistrati le accuse che avevano portato alla sua incriminazione. La donna si è trovata faccia a faccia con il suo ragazzo. E non ha temuto, nonostante la delicatezza del presidente Scarlato di fronte ad una vicenda così triste, anche le ripetute sollecitazioni ad osservare il giuramento di dire la verità, nonostante fosse comprensibile la marcia indietro rispetto all’epilogo della vicenda. Rischiare una falsa testimonianza? E’ molto probabile che questo possa avvenire. Ma la donna, anche alle domande incalzanti del pm in aula, che gli ha riportato alcune contestazioni con stralci della denuncia resa all’epoca dei fatti, ha negato che ci siano stati episodi più gravi di quelli in un perimetro di conflittualità familiare. “Ma lei alla domanda su quanto temesse suo figlio da uno a dieci ha risposto sette: adesso quanto lo teme”. La risposta della presunta “vittima” e’ stata chiara: adesso non temo mio figlio. Negando poi gli episodi più violenti di tutta la vicenda. A partire dai presunti colpi in testa rimediati in alcune occasioni. La donna ha ripetuto di aver fatto accuse ma mai di aver parlato di colpi in testa e soprattutto che non poteva vivere sola. Avendo la necessità alla sua età di avere suo figlio. Cosa succederà ora al processo appare abbastanza chiaro, anche se bisognerà attendere anche le testimonianze in aula degli altri familiari, che saranno decisive per l’esito del processo. Una vicenda che dimostra come ogni giorno si trovino nelle aule di Piazza D’Armi vicende che lacerano esistenze e famiglie, casi sempre più frequenti. E questioni che i giudici, visto il progredire di questa fattispecie di reato ad Avellino come nel resto del Paese, si trovano a dover gestire e decidere, come in questo caso su vicende non facili. La prossima udienza intanto è fissata a luglio.

Aerre