La lezione di Airoma agli studenti: mafia un cancro, tocca a voi scendere in campo

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“Se noi ci culliamo nell’idea che non ci puo’ succedere nulla, ce li ritroveremo in casa, come ha detto prima il vescovo”. E’ cosi’ che il Procuratore della Repubblica di Avellino Domenico Airoma ha voluto ricordare che non esistono zone immuni dalla presenza della criminalita’ organizzata. Lo ha fatto portando all’attenzione di circa duecento alunni del Liceo Mancini l’esempio legato proprio alla provincia di Avellino, quando alla Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli aveva competenza su Avellino. Airoma ha ricordato come, benché si occupasse di territori molto più effervescenti di Avellino, come la zona Est di Napoli o l’area di Pomigliano, aveva deciso di non “emarginare” l’avellinese dagli accertamenti. E ricorda come qualche collega gli dicesse: vedi camorra ovunque. Ad Avellino cosa vuoi che ci sia. Poi arrivo’ la prima ordinanza sul clan Partenio, il clan Genovese, di cui non si era mai parlato. E ci furono le indagini sugli omicidi”. L’iniziativa organizzata presso il Polo Giovani dal Liceo e dalla Inner Wheel Italia di Avellino, ha visto anche la presenza del vescovo Arturo Aiello e del provveditore agli studi di Avellino Fiorella Pagliuca.

“Esiste un’altra forma di criminalità organizzata- ha spiegato ai giovani Airoma- per la quale non basta il bottino. Perché non gli basta il bottino? Perché il loro vero obiettivo è quello di avere il potere su una comunità, sui territori, sui paesi e a volte sulla nazione. Cosi’ nasce il crimine organizzato mafioso, camorristico o ndranghetista. Sono stato anche in Calabria. La n’drangheta è il classico esempio di quello che vi sto dicendo. Perché? Vi assicuro che ho assistito al sequestro di bidoni pieni zeppi di banconote da 500 euro. Vi assicuro che è uno spettacolo interessante, lo è altrettanto vedere molto spesso queste banconote ammuffite, deteriorate. Perche’ vi racconto questa cosa, perché tutto era avvenuto in occasione dell’arresto di un latitante di n’drangheta che si nascondeva in un covo dove io non ci avrei messo neanche il cane. Questa persona, ricchissima, si sarebbe potuto trasferire ovunque, invece viveva in quel bunker sotterraneo con la luce artificiale, perché doveva comandare. La criminalità mafiosa e’ così, opprime le comunità”.
Ai ragazzi il Procuratore ha ricordato che se la camorra, la mafia, la n’drangheta hanno proliferato in certe aree, non potendosi ascrivere al “destino cinico e baro” la nascita di queste organizzazioni ed in particolare non è pensabile che siano sbarcati con una navicella sui territori, vuol dire che hanno trovato terreno fertile. “C’è qualcuno che li ha appoggiati, che hanno trovato tornaconto personale. Questa criminalità si è allargata. Ma non è ormai solo qui. Quando alla fine degli anni 90 mi occupavo dei casalesi e facemmo una riunione con alcuni colleghi dell’Emilia Romagna, noi li avvertimmo: attenzione, stanno arrivando anche qui. La risposta fu: ma non abbiamo omicidi, danneggiamenti o altri episodi di criminalità. “Vi stanno portando i soldi e dopo i soldi verrà tutto il resto. Siamo stati profeti di sventura? No, abbiamo solo fatto esercizio di previsione nazionale. Infatti adesso nelle regioni del Nord ci sono i maggiori numeri di comuni sciolti per mafia”. Ai ragazzi il magistrato ha ricordato che “bisogna stare in allerta”.
quando alla Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli aveva competenza su Avellino.