La Dignity Therapy, ecco il progetto terapeutico per le carceri

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A Milano in occasione del 20esimo Congresso Nazionale della Società Italiana di psicopatologia, l’irpina Mariangela Perito (psicologa/psicoterapeuta in formazione), ha presentato una nuova sperimentazione, di grande interesse scientifico ed etico “La Dignity Therapy: Un progetto terapeutico in una Casa Circondariale”.

La Dignity Therapy (DT) è un nuovo intervento psicoterapeutico multi-dimensionale breve e individuale, incentrato sul paziente che mira alla cura dello stress psicosociale ed esistenziale dei pazienti terminali o dei pazienti che sono affetti da grave patologia.

In questa terapia i pazienti producono attraverso un’intervista guidata un documento da consegnare alle persone care, documento che contiene gli aspetti principali della vita del paziente, gli insegnamenti di vita che si vogliono trasmettere e le dichiarazioni di affetto ai loro cari. Gli operatori della salute che li assistono li aiuteranno a creare tali documenti, registrando la storia del paziente così come emerge dall’intervista e, infine a trascrivere e stampare le parole del paziente. Gli obiettivi storicamente principali della Dignity Therapy sono stati sempre i malati terminali, i malati oncologici, ma alcune ricerche iniziano ad evidenziarne l’importanza in popolazioni di pazienti non affetti da cancro, in pazienti psichiatrici e sugli anziani.

Lo scopo di questo lavoro è stato quello di avviare questa sperimentazione, nella realtà penitenziaria Irpina, per stimare e valutare in maniera qualitativa il cambiamento della qualità di vita, in persone sottoposte ad una condizione particolare, che è quella detentiva che comporta la privazione della libertà.

Gli obiettivi sono stati quelli di arrivare ad un cambiamento nella percezione di sé da parte del detenuto, quindi ad un aumento della capacità di self-efficacy, di coping, migliori capacità relazionali, e soprattutto accrescere il senso di speranza, dimensione esistenziale importantissima per la futura capacità di affrontare anche il mondo esterno.

L’equipe di lavoro che si è occupata di somministrare tutto il protocollo della dignity, di trascrivere personalmente le interviste e di supervisionare il lavoro è composto dalle dottoresse Mariangela Perito (Psicologa/psicoterapeuta in formazione), Ada Orrico (psichiatra/psicoterapeuta), Raffaella Napolitano (Psicologa), Tiziana Tropeano (psicologa/psicoterapeuta), coordinate dalla Dott.ssa Anna Gabriella Pugliese (Responsabilie U.O.S.D. tutela della salute in carcere dell’ASL di Avellino), e dalle dottoresse Serena De Gugliemo (Psicologa/Psicoterapeuta) e Barbara Solomita (psicoterapeuta in formazione) della Casa di Cura Neuropsichiatrica Villa dei Pini.

Ha supervisionato e coordinato tutto il gruppo di ricerca il Dott. Francesco Franza Primario della Casa di Cura Neuropsichiatrica Villa Dei Pini di Avellino e Presidente dell’Associazione Neamente.

Dallo studio sperimentale effettuato è emerso che grazie a questa nuova forma di psicoterapia, la narrazione e la rielaborazione del loro vissuto personale i detenuti prima di tutto si sono sentiti riconosciuti e ascoltati in quanto persone, infatti attraverso la rievocazione di accadimenti personali i detenuti hanno potuto dare un senso ed un significato alla loro storia, inoltre per i pazienti riflettere sui temi legati alla speranza e al futuro proprio e delle persone care, ha provocato un miglioramento del tono umore e soprattutto delle capacità relazionali. Dati gli esiti e i risultati raggiunti, si spera che la sperimentazione possa avere applicazione futura anche in altre esperienze penitenziarie e consolidarsi nella realtà Irpina.

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