La bugia di Delrio. Caputo:”Nessun beneficio da abolizione province”

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“Abolizione delle Province: la grande bugia!”. Così gli ex consiglieri provinciali Antonio Caputo e Carmine De Angelis hanno chiamato il convegno che si terrà domani al circolo della stampa per ragionare sui pro e i contro del disegno di legge “svuota province” del Ministro Delrio.
L’ex sindaco di Aiello definisce il decreto una Riforma di facciata al punto tale che secondo la Corte dei Conti non ci saranno benefici in termini di costi dall’abolizione dell’Ente Provinciale. “Quello che voglio far emergere – chiosa Caputo – è che se di spending review si tratta, allora gli effetti economici non saranno così rilevanti da giustificare l’abolizione dell’Ente. Inoltre le ripercussioni saranno ai danni, come sempre, delle aree interne come Avellino e Benevento. Domani insieme agli altri presidenti delle province campane vogliamo far risaltare le incongruenze di questa riforma”.
Un capro espiatorio quindi che non apporterebbe alcun beneficio alle casse delle Stato, piuttosto secondo De Angelis le eventuale riassetto delle province porterà un aggravio di sei milioni di euro: “Questa ostinazione che il Governo ha contro le province – aggiunge il Professore di Istituzione di diritto pubblico – non è giustificabile, mi sembra più un capriccio della politica. Piuttosto che portare le province ad organismi di secondo livello svuotati della propria democraticità, auspicherei più ad avviare una riflessione su un vero e proprio riassetto degli Enti Locali. In questo modo potremmo stabilire chi fa cosa e come lo fa, stabilire se la Provincia è un Ente utile o meno”.
Qualora il decreto Delrio fosse approvato, entro l’estate, il sindaco della città capoluogo dovrebbe riunire tutti i sindaci dei 118 comuni irpini che poi andrebbero ad eleggere l’assemblea dei 12 consiglieri più un presidente. Dovrebbe inoltre essere identificato un commissario liquidatore per il passaggio di funzioni tra il Commissario Raffaele Coppola e il nuovo presidente che resterebbe in carica per due anni. “Nemmeno il tempo di vedere realizzata una progettazione – conclude Antonio Caputo”.

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