IV e V Circoscrizione, si dimettono Montefusco e Picariello

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Avellino – Roberto Montefusco e Erika Picariello si dimettono rispettivamente dalla presidenza della Quarta Circoscrizione e dalla vice presidenza della Quinta. E spiegano il perché non mancando di attacchi e accuse agli stessi compagni di partito. “La condizione politica – hanno scritto in una missiva – che vive il centro sinistra cittadino necessita di una riflessione seria, profonda, impegnativa e di azioni conseguenti. E’ indubbio che siamo di fronte ad una crisi politico amministrativa, una crisi di progetto, di prospettiva, di tensione morale. Le dimissioni di tre assessori impegnati su fronti delicati e strategici per l’azione amministrativa hanno evidenziato una difficoltà a vivere pluralismo e criticità come ingredienti necessari e fecondi per un collettivo politico. La scelta invece è quella della chiusura e dell’arroccamento, della riproduzioni di relazioni politico statiche, in cui i partiti (compresi i Ds cittadini) si cimentano in un gioco delle parti sterile ed improduttivo. La politica degli annunci, riproposizione del paradigma delle grandi opere, suggestioni evocati in termini generici ed astratti (vedi la città della conoscenza), una macchina amministrativa addirittura alle prese, a detta di qualcuno, con ‘il tema della legalità’ delle proprie azioni: questo è il quadro che sta di fronte a noi. Quello di una coalizione che è un ‘non luogo’ politico, incapace di costruire momenti di partecipazione, di immaginare quell’arena pubblica fondamentale per il funzionamento della democrazia. In questo contesto avvertiamo la necessità di una riflessione sul futuro delle Circoscrizioni. Siamo giunti alla consapevolezza che nelle condizioni attuali, al di là della capacità e volontà di chi le presiede e dei consigli, siamo in presenza di istituzioni che faticano ad avere un ruolo visibile ad esercitare funzioni necessariamente legate ad organismi decentrati, funzioni, per intenderci, che non possono essere demandate alla macchina amministrativa comunale. E’ necessario dirci alcune verità: sette circoscrizioni sono troppe per la città di Avellino, siamo di fronte ad enti che costano di più di ciò che possono spendere e in questi anni nessuna azione seria di riforma è stata intrapresa. Si è chiesto alle Circoscrizioni di fungere da supporto logistico dell’amministrazione comunale (pensiamo all’organizzazione delle assemblee sul puc, o alla vicenda delle autocertificazioni dei residenti sui parcometri), ma in particolare su quest’ultima materia nessuna funzione hanno avuto i consigli nei processi decisionali mentre assistiamo a ritardi gravi e a scelte legate più ad esigenza di cassa che alla riorganizzazione delle politiche di sosta e mobilità. Riteniamo che gli strumenti e le forme della rappresentanza decentrata debbano essere riviste e certamente non possono essere più quelle delle attuali Circoscrizioni, in cui spesso tra l’altro, si determinano processi politici poco trasparenti (ci riferiamo a quanto sta accadendo alla terza dove il gruppo dei Ds si avventura in una scellerata alleanza con la destra). In questo quadro, vista anche l’impossibilità di sentirci sintesi di una coalizione in queste condizioni di asfissia politica, abbiamo deciso di rassegnare le nostre dimissioni da presidente della Quarta Circoscrizione e vice presidente della Quinta, consapevoli che l’esperienza di questi anni ci ha consentito di conoscere meglio la nostra città anche quella parte di città dimenticata e sconosciuta, di costruire rapporti con il mondo associativo, esperienze diffuse, singoli cittadini. E sappiamo che c’è ancora tanto da fare, in primo luogo per le periferie della città, pensiamo a contrada Quattrograne dove occorre che le esperienze già attive facciano sistema o la grande partita degli spazi da ‘recuperare’ per la città, come l’ex Gil, secondo un’idea democratica e partecipata, che rimetta al centro un protagonismo delle nuove generazioni. Si tratta di sfide aperte che richiedono una politica forte, autorevole, solidamente legata ad una dimensione etica e nell’ambizione di progettare il futuro. Questa tensione ci appare troppo distante dalla politica cittadina, noi riteniamo che la sinistra abbia il dovere di testimoniarla sempre, anche fuori dal governo delle cose, qualora questo dovesse essere necessario”.

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