Incubo di un nuovo lockdown, la psicologa Monaco: “Impatto diverso da persona a persona, ma assistenza va garantita a tutti”

Incubo di un nuovo lockdown, la psicologa Monaco: “Impatto diverso da persona a persona, ma assistenza va garantita a tutti”

29 Ottobre 2020

Renato Spiniello – Se il Governo esclude, almeno per il momento, un nuovo lockdown generalizzato, sempre più persone manifestano la preoccupazione di dover subire un’altra quarantena in casa, con tutte le possibili ripercussioni negative del caso. L’ansia per nuove misure sempre più restrittive che arginino il contagio da Covid-19, che ormai sfiora i 25mila positivi al giorno, incombe come una spada di Damocle su diversi aspetti della nostra vita quotidiana, tra cui quello psicologico.

La difficoltà di tornare a vivere un’altra vita confinata dentro casa, da soli o con la propria famiglia, in molti casi può rappresentare un vero e proprio fattore di grande stress. Ne abbiamo parlato in una lunga intervista con la dott.ssa Michela Monaco, psicologa clinica e specializzanda in psicoterapia a orientamento psicoanalitico. Originaria di Ariano Irpino, dove ha da pochi mesi aperto un suo studio di psicologia clinica, si è formata a Roma dove attualmente ancora lavora: è membro del Cepsa (Centro di psicoanalisi applicata Roma).

Dottoressa Monaco, partiamo dalle problematiche principali che, da psicologa, ha riscontrato nei pazienti in questi mesi di emergenza sanitaria e quanto è stato importante offrire questo tipo di servizio anche in via telematica?

L’impatto che la pandemia ha avuto e ha su ognuno risente chiaramente delle caratteristiche proprie a ogni persona. Si tratta, nel caso dell’emergenza Covid-19, di gestire una situazione che sottopone a un forte carico di angoscia e ognuno risponde diversamente a tale sollecitazione. Nella mia esperienza di lavoro ho certamente riscontrato l’accentuarsi di stati ansiosi e depressivi. Una marcata preoccupazione per se e per gli altri rispetto alla possibilità di un contagio che, in un certo numero di casi, ha determinato l’emergere di un quadro piuttosto importante di disturbi ipocondriaci. L’impossibilità di effettuare le sedute di persona ha portato alla necessità di accogliere le richieste di ascolto/aiuto anche attraverso la modalità telematica, che è risultata essere estremamente preziosa perché ha permesso alla sofferenza di trovare, in ogni caso, uno spazio di ascolto e di lavoro.

In Campania, così come probabilmente nel resto d’Italia, incombe sempre più l’incubo di un nuovo lockdown. Il governatore De Luca ha già imposto il coprifuoco e il divieto di spostamenti tra province, quale può essere l’impatto psicologico di nuove chiusure sulla psiche e come affrontare un nuovo isolamento?

A tal proposito mi viene in mente la “pandemic fatigue”, la “tristezza da Covid” definita dall’Oms (Organizzazione mondiale della sanità, ndr) “una risposta prevedibile e naturale a uno stato di crisi prolungata della salute pubblica, soprattutto perché la gravità e la dimensione dell’epidemia da Covid-19 hanno richiesto un’implementazione di misure invasive con un impatto senza precedenti nel quotidiano di tutti”. Pensiamo al distanziamento sociale, allo stravolgimento delle modalità scolastiche, all’utilizzo delle mascherine per un tempo prolungato, allo smart working quando previsto, alle limitazioni dei contatti tra amici e familiari e ora all’introduzione di ulteriori divieti e l’ipotesi di un nuovo lockdown. Assistiamo a una crescente difficoltà nell’accettare le restrizioni, dovuta anche alla mancanza di un orizzonte temporale certo che costringe a misurarsi con vissuti di grande incertezza. Ognuno, preso singolarmente, è chiamato a fare i conti con tali e tanti vissuti perché possa trovare un modo per affrontarli e imparare a conviverci. Rivolgersi a un professionista della salute mentale può certamente aiutare in tal senso.

La sensazione è che l’ansia da contagio che ha caratterizzato la prima ondata della pandemia sia svanita e ora la preoccupazione maggiore riguardi, oltre l’aspetto economico, quello mentale…

Non credo di poter dire che l’ansia da contagio sia svanita del tutto. Per quanto riguarda la preoccupazione mentale ritengo che, al di là delle questioni già citate, le ansie e le paure legate all’aspetto economico, in un numero crescente di casi, abbiano una forte ripercussione negativa anche sul piano mentale. Sarebbe davvero opportuno implementare la rete dei servizi territoriali che possono e devono garantire, ora più che mai, l’assistenza psicologica a chiunque ne faccia richiesta, quindi sia a chi ha la possibilità di sostenere economicamente delle cure e a chi non ha possibilità di farlo.

Gli effetti psicologici della pandemia possono dipendere anche dall’età?

Abbiamo parlato di una diversificazione dell’impatto che l’emergenza sanitaria comporta per ognuno e, non dimenticando le diversità personali, possiamo dire che le varie fasce di età mostrano di rispondere in maniera diversificata agli eventi. Ovviamente ogni fase di vita ha delle sollecitazioni diverse anche in relazione alla situazione attuale. Un discorso ben più ampio di questo meriterebbero i bambini e quanto questo momento di difficoltà stia costringendo anche loro a grandi sacrifici, fisici ed emotivi. Il clima familiare e la capacità dei genitori di rassicurarli e accompagnarli in questo momento di passaggio non semplice gioca un ruolo estremamente importante per loro. Negli adolescenti (anche qui bisognerebbe dilungarsi) e negli adulti assistiamo invece a delle reazioni a volte anche apparentemente opposte. Da una parte un grande rigore, meticolosità, ferrea adesione alle regole e alle restrizioni, atteggiamenti questi correlati alla percezione del rischio di contagio indipendentemente dalle ansie relative a esso; dall’altra a delle forme di negazione del problema, al tenere a debita distanza i vissuti di angoscia legati al virus e agire con noncuranza e trasgredendo le regole.