Inchiesta Dos Des, no del Gip ad arresto ed interdizione: “braccio di ferro” al Riesame

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AVELLINO- Il Gip del Tribunale di Avellino rigetta le richieste di misura cautelare ed una misura interdittiva nei confronti di due indagati nell’ ambito dell’inchiesta sugli appalti per l’Edilizia Scolastica a Palazzo Caracciolo (denominata “Dos Des”) e la Procura ricorre al Riesame contro il provvedimento del magistrato. Ci sarà un “braccio di ferro” tra Procura di Avellino e difesa davanti al Tribunale della Liberta’, dove il 4 dicembre sarà discusso l’appello “cautelare” proposto dal pm che coordina le indagini, il sostituto procuratore Fabio Massimo Del Mauro.
LA RICHIESTA E IL NO DEL GIP
La Procura di Avellino aveva invocato la misura cautelare degli arresti domiciliari nei confronti dell’ex funzionario di Palazzo Caracciolo, Sergio Davidde, difeso dal penalista Ennio Napolillo, indiziato di corruzione nell’esercizio delle funzioni per due interventi relativi ad un istituto scolastico di Ariano Irpino e uno di Montoro in cui avrebbe ricoperto il ruolo di Rup, omettendo però di trovarsi in una situazione di incompatibilità, visti i rapporti assidui e frequenti con le due imprese che avevano ottenuto l’ aggiudicazione. Misura interdittiva della sospensione dall’esercizio di impresa, invece, quella chiesta per uno degli imprenditori coinvolti, Enzo Lucci, difeso dall’avvocato Claudio Frongillo. Entrambi erano stati già raggiunti da un decreto di perquisizione per i fatti contestati che vanno dall’agosto 2021 all’aprile 2023. I cinque indagati avevano subito una perquisizione sia negli uffici di Palazzo Caracciolo che nelle loro abitazioni da parte dei militari del Nucleo Pef della Guardia di Finanza, nell’ambito delle quali era stata sottoposta una somma di denaro “sottovuoto” di circa sessantamila euro. Il decreto era stato firmato dal pubblico ministero della Procura di Avellino Fabio Massimo Del Mauro. La richiesta della Procura e’ stata rigettata dal Gip del Tribunale di Avellino, in particolare sulla questione legata alle esigenze cautelari, in quanto non essendo sopravvenuta alcuna nuova circostanza rispetto a quella già evidenziata al momento dei sequestri, avendo anche Davidde cambiato mansioni rispetto a quelle rivestite al momento della presunta corruzione, non ci sarebbero state esigenze di procedere a misure cautelari o interdittive nei loro confronti. Una decisione impugnata dalla Procura, su cui ora si pronunceranno i magistrati del Tribunale della Liberta’ di Napoli.