Imprese fantasma e fatture inesistenti: una società intestata a donna con reddito di cittadinanza

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Imprese fantasma ma milioni veri quelli che tornavano con un vorticoso giro finanziario prevalentemente alle stesse aziende che le accreditavano ai prestanome. Così tre imprese individuali senza personale, senza reddito e anche senza sedi ( in quelle dichiarate sono state scoperte le attività di un gommista e di un’ associazione di diritti) hanno movimentato in un arco temporale di un anno, tra settembre 2021 e ottobre 2022 circa 10 milioni di euro. Questa mattina i militari delle Fiamme Gialle del Comando Provinciale di Avellino hanno eseguito una misura cautelare ed un decreto di sequestro per la somma di dieci milioni di euro chiesto dalla Procura di Avellino e firmato dal Gip del Tribunale di Avellino Fabrizio Ciccone nei confronti di undici indagati per i reati a vario titolo di associazione a delinquere finalizzata all’emissione di fatture per operazioni inesistenti e piu’ operazioni di riciclaggio e autoriciclaggio contestate nei confronti di tre imprese individuali intestate a tre soggetti di Solofra, il più grande ha trentasette anni, il più giovane ne ha ventuno che avevano creato un vorticoso flusso di denaro che dai conti e dalle postapay delle loro società e di una donna che non aveva alcun incarico nelle stesse e percepiva anche il reddito di cittadinanza, dopo un breve periodo dal trasferimento, riproponevano le operazioni in favore delle società che stranamente corrispondevano a quelle che avevano effettuato gli accrediti. Un giro vorticoso di soldi che con questo stratagemma finiva nuovamente alle stesse aziende accreditanti. Un vero e proprio “mercimonio” di fatture false per riciclare denaro quello scoperto dai militari delle Fiamme Gialle di Solofra, che dal settembre del 2021 e per un anno almeno, hanno spulciato conto per conto e tutte le fatture per arrivare a delineare la completa organizzazione. Tutti i movimenti in entrata e in uscita di conti correnti, carte e conti postali, carte ricaricabili per un anno nel mirino dei militari della Tenenza di Solofra agli ordini del luogotente Senatore.

La scoperta avvenuta quasi per caso nell’ambito di un’ attività contro i furti dei Carabinieri di Solofra. In quel caso i movimenti sospetti dei tre principali indagati, il titolare dell’impresa e i due sodali. E in quella occasione erano stati ritrovati con circa cinquemila euro in contanti. Cifra ingiustificata e avevano poi reso dichiarazioni (poi ritrattate davanti al pm) spiegando il sistema in cui operavano. La donna e uno dei giovani titolari percepivano uno stipendio di duecento e ottocento euro per intestarsi la società ed emettere vaglia che poi tornavano al principale indagato. Lo stesso tratteneva una parte della somma per sé e poi restituiva a terzi il denaro. Una interposizione di imprese per riciclare il denaro. Le indagini delle Fiamme Gialle hanno poi ricostruito tutto il “sistema”. Decine le operazioni di entrata e uscita di soldi nel corso di un anno. Per lo più attraverso vaglia postali, che erano finiti nel mirino dell’ufficio Antiriciclaggio delle Poste. Due dei tre principali indagati andavano anche più volte al giorno alle Poste per riscuoterli
Nelle prossime ore ci saranno gli interrogatori di garanzia davanti al Gip che ha emesso la misura cautelare.