Immigrazione: da problema a opportunità. All’Amabile la testimonianza di Basir Ahmad Asifi

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Immigrazione: da problema a opportunità. Nell’ambito del progetto “Nuove migrazioni e nuovi equilibri: cittadinanza ed educazione alla solidarietà si terrà domani, sabato 4 dicembre, presso l’Istituto tecnico economico “Amabile” di Avellino un incontro con il dottore Basir Ahmad Asifi. Vi prenderanno parte le classi 3B, 5A e 5D. Il coordinamento dell’iniziativa è della professoressa Grazia Troisi.

“L’obiettivo – sottolinea la dirigente scolastica Antonella Pappalardo – è quello di sollecitare nuovi modelli sul fronte dell’integrazione. Ai nostri ragazzi cercheremo di far capire come l’immigrazione può trasformarsi da problema a risorsa”.

Ecco la storia di Basir: Nato a Kabul, in Afghanistan, nel 1986, risiede ormai stabilmente in Italia da circa otto anni. Costretto fin da giovanissima età a fuggire con la famiglia in Pakistan a causa della prima invasione talebana, rimase in territorio pakistano per quindici anni prima di rientrare in patria. In Pakistan non mancarono paure e tentativi di aggressione, ma in quegli anni riuscì a diplomarsi. Rientrato in Afghanistan, dopo la caduta del regime talebano, si iscrisse all’Università e si laureò in Economia.
Oggi ci racconta che il suo desiderio è sempre stato quello di studiare, perché vedeva nello studio uno strumento di riscatto da una vita difficile e una ricompensa per i sacrifici dei genitori.
Fu scelto per dare lezioni di Economia all’Università di Kandahar, all’epoca pericolosissima roccaforte talebana. Questo lavoro gli consentiva di aiutare economicamente i genitori e di supportarli nel mantenimento dei fratelli più piccoli.
Dopo circa un anno, partecipò a un programma di scambio studentesco con la Germania, superò l’esame di ammissione e si ritrovò catapultato in quello che a lui piace chiamare il ‘Nuovo Mondo’ dell’Europa.
In Germania sembrava tutto così bello, pulito, moderno, ma la cosa che lo sconvolse di più fu osservare il grado di libertà e autodeterminazione che avevano le persone, le donne soprattutto.
Tornato in patria, all’Università iniziò a raccontare agli studenti che l’Occidente, l’Europa, non era il male assoluto, come avevano sempre fatto credere loro. E che c’erano molte cose positive, non ultimo lo standard di istruzione, decisamente superiore a quello afgano, e che era necessario seguire l’esempio dell’Occidente per migliorare il generale livello culturale.
Da qui, i problemi.
Basir fu minacciato di morte dai talebani presenti all’Università, accusato di corrompere i giovani afghani. Divenne insomma un ‘traditore’, una spia degli Occidentali.
Con estrema difficoltà riuscì a ripartire per la Germania dove, benché in costante terrore, riuscì a completare un master, con specializzazione in marketing, alla fine del quale prese la decisione di trasferirsi in Italia e di cercare lì una nuova chance di vita.
Arrivato in Italia, a Napoli, si recò per prima cosa in questura a denunciare la situazione. Ottenne un documento provvisorio e dopo qualche mese fu chiamato dalla Commissione territoriale di Caserta per il riconoscimento della protezione internazionale. Lì, dopo sei ore di audizione, la Commissione si espresse a suo favore e gli fu riconosciuto uno status di protezione internazionale, esattamente la Protezione Sussidiaria di durata quinquennale, rinnovata poi una seconda volta per un successivo quinquennio.
I primi otto anni in Italia furono estremamente complicati.
Lavorò sia presso le istituzioni pubbliche che private come mediatore linguistico culturale, interprete, traduttore, consulente tecnico linguistico e come Operatore Umanitario con Medici Senza Frontiere. Riuscì a conseguire un dottorato di ricerca con tesi sullo sviluppo economico presso il Dipartimento di Scienze Politiche dell’Università Vanvitelli.
A giudizio di Basir, «le ONG sono uno strumento fondamentale che i cittadini hanno per portare l’attenzione della comunità internazionale sulle questioni relative ai diritti umani in generale ed ai diritti dei migranti particolare. Fondamentale è l’azione di monitoraggio dell’attività di governo».