Il fiume Irno si chiamava Lirinum, l’ultima scoperta di Bascetta

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Il fiume Irno, che nasce a Baronissi e sfocia a Salerno, nell’anno Mille si chiamava Lirinum. E’ l’ultima scoperta storica dello studioso Arturo Bascetta che venerdi mattina, presso la camera di commercio di Salerno, annuncerà la clamorosa novità nell’ambito della conferenza stampa sulle manifestazioni velistiche dello Yachting Club. La notizia, trapelata negli ambienti del Circolo della Stampa e Stampa Estera Costa D’Amalfi, movimentato dal collega Alfonso Bottone, diverrà ufficiale in occasione della presentazione dell’ultimo libro del noto storiografo, “Storie di Mare, Favole Amalfitane: nel Regno del Garum, da Latina a Salerno” alle origini culinarie della colatura di alici di Cetara promossa dall’Uncipesca di Gennaro Scognamiglio. “Il Lirinum, attuale Irno – ha detto Bascetta – non può in alcun modo essere confuso con il fiume Liri del Lazio, essendo il nostro l’antico fiume longobardo attestato nelle pergamene di Cava, fra l’anno 1000 e il 1100, come luogo di confine fra Cologna e Parmentata di Pastorano, che sono luoghi fra Pellezzano, Baronissi e Salerno, parte integrante della città, ancora nel Catasto Onciario del 1742, libro che abbiamo appena presentato”. La scoperta di Bascetta riapre il capitolo del revisionismo storico, tutto teso a ristabilire la veridicità dell’orto magno – atteso che il fiume Lirino trarrebbe il nome dai petali macerati del giglio (che sono lenitivi su piaghe, ferite, scottature, ascessi e foruncoli; ma anche coloranti naturali della lana prodotta ad Avellino e lavorata a Pellezzano) – e dell’esatta ubicazione della scuola medica salernitana, nonché dell’originario monastero di Cava in Loco Mitiliano, che porterebbe ad un’altra eccezionale scoperta su Salerno Capitale del Regno di Puglia di Re Ruggiero, su cui l’autore, però, ancora non si sbottona.

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