IL COMMENTO Sani si nasce o Sani si diventa, Diritto o non diritto?

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Sanità si, sanità no. Sani…si nasce o Sani…si diventa? Sembra un dilemma shakespeariano eppure quello alla salute è un diritto sancito chiaramente dalla nostra Carta all’articolo 32, dove non appare, almeno per il momento, una clausola che esclude gli irpini. Eppure i nostri padri costituenti conoscevano bene l’Irpinia: qui infatti e proprio in zone come Bisaccia e l’Alta Irpinia, venivano mandati al confino i dissidenti politici del regime. Scelta non casuale per la “vacanza tipo del dissidente”, che veniva appunto isolato in territori irraggiungibili per la loro posizione geografica che non facilitava spostamenti e comunicazioni. Gli anni sono passati e anche l’Alta Irpinia ha scoperto asfalto, rete ferroviaria, collegamenti viari, ma restano le distanze tra quei paesi e i centri più grandi della provincia. Le distanze non si possono eliminare certo con un decreto né con un piano sanitario. I diritti forse sì.
Non demordono i sindaci e le comunità colpite dal piano di tagli previsto da Zuccatelli: scioperi della fame, cortei, incatenamenti, lettere al presidente Napolitano, alla Corte Costituzionale e soprattutto “risposte” della politica. La disapprovazione lo scorso 23 maggio da parte dell’assise di Palazzo Caracciolo all’unanimità del piano sanitario regionale, apre un ‘caso’ nello scenario della nuova maggioranza che occupa ormai quasi tutta la filiera amministrativa (escluso il comune di Avellino). Il centro destra irpino chiede al centro destra regionale di rivedere il futuro della sanità irpina.
Ma rompere il clima sinergico creatosi tra richieste dei cittadini e impegno della politica, arriva la precisazione del senatore e membro della Commissione parlamentare di inchiesta sull’efficienza del servizio sanitario nazionale, sempre Pdl, Raffaele Calabrò in seguito all’incontro avuto con l’onorevole Pugliese e il sindaco di Bisaccia Frullone che dice: cari cittadini di Bisaccia e dintorni, non è possibile alcuna deroga per il vostro ospedale nel piano ospedaliero già presentato al tavolo di verifica di Roma sulla spesa sanitaria campana.
La spesa sanitaria regionale che, qui in Campania, troppo spesso ha fatto rima con ‘spreco’. Il 2007 fece registrare un deficit di 7,6 miliardi di euro, il 2008 e il 2009 invece si sono attestati, per il Governo, con un disavanzo di 900 milioni di euro, mentre la Regione parlava di 500. Se a questo si aggiungono i finanziamenti promessi e mai arrivati e decreti precedenti ‘anti – Campania’, come quello, ad esempio, della ‘spesa storica e del criterio di anzianità’ – la Campania con 600mila parti all’anno è la regione più giovane – si capisce senza troppe difficoltà come si sia arrivati al Commissariamento dello scorso anno. Certo in tempi di crisi e di manovre bisogna “fare sacrifici”, ma fino a che punto e, soprattutto, si può chiedere ai cittadini di mettere a repentaglio la propria salute? Alcuni…primari inesistenti, punti di pronto soccorso con un solo medico che lavora per 12 ore, rapporti utenza posti letto spesso gonfiati e non di poco. Tutti dati da tener presente. Certo. Ma una domanda viene spontanea: come mai l’ennesima emergenza campana è esplosa in tutta la sua violenza solo dopo la campagna elettorale? E ancora. Si possono operare tagli orizzontali indiscriminatamente e colpire sempre i territori interni?
Salute è diritto ma…il piano priva l’azienda ospedaliera Moscati della Terapia Intensiva Neonatale, unica provincia quella di Avellino nella regione Campania ad essere privata della Tip. La soppressione di tutti i posti letto a Bisaccia priva il territorio, vasto e poco agevole, del Calaggio distante dal capoluogo decine di chilometri, dell’unico presidio ospedaliero esistente; la soppressione dei posti letto di chirurgia e dei servizi connessi di anestesia e pronto soccorso dell’ospedale di Sant’Angelo dei Lombardi, non rende più praticabile il servizio di riabilitazione dei soggetti a rischio del centro Don Gnocchi, perché di fatto non si prevede l’applicazione del codice 75 per l’alta specialità neuroriabilitativa, come stabilito dall’O.M.S. e dal decreto 1-2-1992.
Qualcuno, tra cui il sindaco di Sperone Salvatore Alaia ha auspicato una mobilitazione generale e forte in difesa della sanità come accadde per il Formicoso. I cittadini la cui salute viene declassificata in serie B, danno la loro disponibilità. Speriamo di non dover rivedere l’ipocrita scena di chi a casa sua sfila al fianco dei propri concittadini – elettori e poi a Roma o Napoli alza la mano contro di loro. Gli irpini hanno memoria lunga. (di R.F.)

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