Guardia dei Lombardi: cittadinanza onoraria al cardiochirurgo Di Blasi, scomparso nel 2012

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“Gli uomini che in vita brillano e si spendono per gli altri non muoiono mai”.  Così il sindaco di Guardia dei Lombardi, Francescantonio Siconolfi, annuncia con orgoglio la cittadinanza onoraria a Pietro Di Biasi, noto cardiochirurgo irpino scomparso a Milano nel 2012, a 50  anni, il cui ricordo è ancora vivissimo in tutta l’Irpinia. La cerimonia si terrà martedi 2 agosto, alle 18, nella ex casa comunale di via Roma,  a  Guardia, paese d’origine della famiglia Di Biasi, nel cui cimitero il dottor Pietro riposa accanto ai genitori.

Un fiore all’occhiello per l’Irpinia. Un cardiochirugo che ha bruciato le tappe del successo, ma che non ha mai dimenticato le sue radici e i suoi valori, adoperandosi al massimo  per assistere tutti  pazienti irpini, al Sud e al Nord. Così, nel 2008, Pietro Di Biasi ricevette a Guardia, nell’ambito delle eccellenze irpine, il premio come personaggio dell’anno nel settore medico-scientifico. E Guardia non dimentica chi l’ha sempre portata nel cuore e nel mondo con fierezza.  Il sindaco Siconolfi ha parole commosse verso il medico che tanto bene ha fatto ai cittadini irpini:   “Purtroppo non ho avuto il piacere e l’onore di conoscere personalmente il noto cardiochirurgo Pietro di Biasi, ma le persone buone d’animo, gentili e generose, oltre che brillanti professionalmente, sono e rimarranno nel cuore di tutti, non solo di chi ha avuto la fortuna di essere loro amico”. “Il suo operato – continua il sindaco – e il suo impegno professionale, il suo talento e la   sua passione per la cardiochirurgia, erano  noti sin dai primi anni della carriera e gli hanno fatto  raggiungere  le vette  più alte, perché Di Biasi ha toccato gli animi dei pazienti che ancora oggi lo piangono. Rammaricato dalla sua prematura scomparsa, dopo dieci anni per noi tutti è un onore concedere questa onorificenza al dottor Pietro Di Biasi. Una persona di grande fama e bontà non può che essere ricordata sempre”.

Un filo rosso tra Guardia e Milano, sempre nel nome di Pietro, nel ricordo  della sua lezione di vita: martedì, in Municipio, il suo sorriso abbraccerà  dall’alto familiari, amici e collegh,  presenti e distanti, ma uniti nella memoria.  Fondamentale l’opera del fratello, Maurizio Di Biasi, cardiologo, che ricopre l’importante incarico di responsabile della Cardiologia interventistica dell’Ospedale Sacco di Milano, fiore all’occhiello della sanità pubblica italiana.  Anni fa Maurizio Di Biasi e i familiari  hanno fondato l’associazione benefica “Pietro Di Biasi – Amici del cuore”, “con l’intento – spiega il fratello – di proseguire la sua opera di dedizione professionale nel confronti di persone che ne hanno bisogno  e di sviluppare iniziative che l’avrebbero reso felice”. Tra le finalità dell’associazione, “la promozione delle attività medico-scientifiche e culturali coerenti con i grandi valori morali e lo spirito di curiosità del dottor Pietro Di Biasi. L’associazione, inoltre, riunisce tutti coloro che condividono con i propri cari il dolore e i problemi connessi alla malattia oncologica”.

Una carriera in rapida ascesa, quella di Pietro Di Biasi. Il fratello Maurizio ne ripercorre le tappe: “Diplomato alla Nunziatella, laureato in Medicina e specializzato prima in Chirurgia toracica alla Federico II di Napoli, poi in Cardiochirugia all’Università di Milano, sempre con il massimo dei voti, entrò giovanissimo nella Divisione di cardiochirurgia dell’ospedale Sacco di Milano, diretta dal professor Santoli, dove lavorò per 13 anni”.  Una strada costellata di successi e di sacrifici, “come quando vinse il concorso per assistente in cardiochirurgia e diventò l’assistente più giovane d’Italia”.  Ottenne anche  il premio Donatelli-De Gasperis per il miglior lavoro in cardiochirurgia e la nomina a delegato della Società polispecialistica italiana di giovani chirurghi.  Nel 1997, a 36 anni, si trasferì dal Sacco al nuovo centro di Cardiochirurgia dell”Irccs MultiMedica, che contribuì a fondare. Incessante la sua attività in sala operatoria, con migliaia di interventi di cardiochirurgia  come primo operatore, ma anche di chirurgia polmonare e combinati cuore e carotidi, oltre a una ricca produzione scientifica con centinaia di articoli sulle più importanti riviste cardiochirurgiche internazionali. Ma Pietro era sempre alla ricerca di nuove sfide e nuovi stimoli: così – continua il fratello Maurizio –  “passò all’ospedale di  Legnano, un’ennesima prova professionale, interrotta purtroppo  dalla tragedia della malattia, che affrontò con coraggio, nonostante, da medico,  fosse perfettamente consapevole della prognosi. Era innamorato della sua famiglia e cercava di proteggere i figli piccoli, Rocco e Laura”.

In questo vortice di impegni, spiccava per intensità il rapporto di Pietro con Guardia. “Fin da quando era bambino – continua il fratello Maurizio – Pietro trascorreva, ogni anno, gran parte delle vacanze a Guardia, grazie all’ospitalità delle zie. Come medico e cardiochirurgo offrì sempre, in modo disinteressato, il suo supporto a tutti i guardianesi, rendendosi disponibile, sia in paese che a Milano, per risolvere i loro  problemi cardiaci. Ad esempio, nel caso fosse necessario un intervento cardiochirurgico, Pietro non solo lo eseguiva con un ottimo risultato tecnico, ma si adoperasva peri far trascorrere la degenza del paziente nell’ambiente più “familiare” possibile”. Nel 2007 organizzò anche un convegno scientifico, nel Comune di Guardia Lombardi, con importanti esponenti del mondo della cardiologia e cardiochirurgia nazionale.Nel 2008 ricevette il premio come eccellenza irpina. Poi, nel 2012, lo strazio della fine :repentina e la tumulazione a Guardia:  “Pietro venne commemoratoin paese, nel mese di  giugno: la comunità tutta ci è stata vicina e ci ha sorretto nel dolore”. Martedì si ricomincia da Guardia: e Pietrò da lassù, più in alto delle verdi montagne irpine, sorriderà ai suo cari e a tutti gli amici guardiani.