Pd, gli ex franceschiniani ritrovano la quadra: “Chi parla di catastrofe passi dalle parole ai fatti”

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«Sono soddisfatto del risultato ottenuto, così come del lavoro, svolto nella segreteria regionale. Se partiamo dal bene comune, possiamo far emergere le classi dirigenti. Se si continua a parlare dei soliti noti che sgomitano per occupare qualche posizione e cogliere qualche scadenza, però, non possiamo discutere di politica». Enzo De Luca, candidato al Consiglio regionale della Campania per il Partito Democratico, in occasione della riunione degli ex franceschiniani, tenutasi presso l’hotel Cappuccino di Capriglia Irpina, risponde a chi cerca di divedere l’area moderata del centrosinistra.

«Non possiamo fare un eterno congresso, se c’è qualcuno a cui non piace De Blasio deve uscire allo scoperto. E’ finito il momento dei furbi». L’ex senatore fa riferimento a coloro che sono sempre in prima linea nella sala conferenze di via Tagliamento, ma non lo hanno sostenuto, durante l’ultima competizione elettorale. «Sono amareggiato dal comportamento di chi non ha avuto il coraggio di dirmi che non mi ha votato. Più siamo cresciuti e più sono arrivati gli opportunisti».

L’esponente della segreteria regionale, riunendo il popolo dei moderati democratici, non manca di scagliare qualche dardo nei confronti degli alleati che tendono a spacchettare il partito. «Basta capi-setta. I deputati ed i consiglieri regionali non possono continuare dar retta a chi continua ad applicare il voto disgiunto. Bisogna mettere fine alle lotte intestine. In un grande partito non possono esserci dirigenti che si combattono».

L’ex assessore regionale invita il partito ad avviare una nuova fase, sposando la linea dell’esecutivo provinciale. «Il Pd non appartiene a nessuno. Ci vuole più rispetto per le storie. Mi batterò per la rappresentanza, per fare in modo che ci siano primarie a tutti i livelli, anche per i capilista». Nonostante l’appello all’unità, il senatore, però, difende la propria area. «Siamo forti e radicati. Non ci faremo rottamare da nessuno. Non siamo così sciocchi. Questo non significa essere chiusi».

Carmine De Blasio, segretario provinciale del Pd, rimarca come da lunedì, giornata dell’ultima direzione provinciale, è iniziata un’era. «Mancino mi ha detto che ero troppo superbo quando mi relazionavo con gli altri. Per tale ragione, ho ritenuto opportuno cambiare atteggiamento e migliorare. Questo non significa essere sciocchi. Non capisco come mai chi in segreteria sta in silenzio, fuori alza la voce. Sin dal primo giorno, abbiamo condiviso tutti i passaggi e le decisioni. Io ho fatto il possibile, a partire dalle regionali. Non mi sono mai tirato indietro. Nessuno, quindi, può dirmi se sono affidabile o meno».

Il rappresentante di via Tagliamento, poi, replica alle accuse di Gianluca Festa, «le elezioni non servono a ripulire qualche fedina politica» e risponde a chi gli fa opposizione sotto traccia. «La maggioranza iniziale non esiste più. Chi parla di scenari catastrofici, deve avere il coraggio di passare dalle parole ai fatti, sfiduciandomi e mandandomi a casa».

In una platea, ricca di amministratori, Enzo Venezia, ex sindaco e storico dirigente dell’ex Dc di Avellino, esorta i franceschiniani ad essere compatti. «Nell’ultima elezione regionale qualcuno si è impegnato di più, qualcun altro di meno. Nonostante la lista non è stata composta, come ci aspettavamo, siamo riusciti ad ottenere un risultato importante. Non dobbiamo disperdere le forze. Non ci faremo tagliare la testa da nessuno».

Paolo Foti, sindaco di Avellino, si attribuisce le ragioni del pessimo risultato in città. «Sono la causa della sconfitta. Nel capoluogo, per colpa dei soliti cannibali, non si riesce ad avere l’opportunità del confronto. Mi sono iscritto a questo partito perché volevo approfondire i temi, ma negli ultimi tempi mi trovo di fronte a persone che pensano ai protagonismi e non a risolvere i problemi. Questa folta platea, che vuole ripartire, però, è un segnale positivo, che deve spronarci a fare meglio ed a frenare le polemiche».

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