Giuditta: Pd privo di strategia politica, mira ad autosufficienza

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Avellino – Il Partito democratico è responsabile per il fallimento politico ed amministrativo del centrosinistra perché il quadro delle alleanze è stato da loro modificato e risulta privo delle grandi strategie di cui il paese ha bisogno. La situazione è ulteriormente peggiorata con la spinta verso la costituzione della Cosa rossa, dipesa ancora dal Partito democratico, che ha causato il restringimento dello spazio a disposizione degli ex democristiani e adesso è votato soltanto all’autosufficienza. Così il parlamentare Udeur, Pasquale Giuditta, risponde alle osservazioni mosse da Tino Iannuzzi, coordinatore regionale del Partito democratico, che aveva parlato di incompatibilità dell’Udeur con il centrosinistra dopo la caduta del governo Prodi. “Le frettolose dichiarazioni di Iannuzzi, hanno provocato ripercussioni anche in provincia – afferma Giuditta – perché hanno dimostrato di non contenere alcuna strategia politica e di governo e di non essere attrezzate per affrontare i problemi della gente. Come Udeur siamo fieri di aver messo fine al governo di Romano Prodi, perché, per come si è sviluppato in questi mesi, non rappresentava più niente”.

Onorevole Giuditta, lei ha parlato di corto circuito tra l’Udeur e il Partito democratico, in che senso?

Il corto circuito si è creato sulla legge elettorale, perché il Partito democratico vorrebbe una soluzione che sia in grado di garantirgli l’autosufficienza: con il 9 per cento dei consensi vorrebbero garantirsi una forza del 30 per cento, ma non vogliono capire che per raggiungere quel dato, in un sistema democratico, occorre guadagnare il 21 per cento. Vorrebbero raggirare l’ostacolo con un escamotage, che noi non accettiamo perché, responsabilmente, pensiamo ad una soluzione che dia governabilità al paese e che sia in grado di dare risposte al paese in termini di problemi.

Sembra una posizione molto netta. Ci sono margini per eliminare il corto?

Oggi il dato è che si stanno avvicinando le elezioni e che occorre dare al paese una legge elettorale, ma a nostro avviso è necessaria la convergenza su una legge che rappresenti tutti i pezzi della società. La nostra cultura non è, tradizionalmente, egemone, pertanto noi non vogliamo il restringimento degli spazi della democrazia, ma l’ampliamento degli spazi della partecipazione. Solo su questo fronte possono esserci i margini per un governo istituzionale, in caso contrario l’Udeur rimarrà contro qualsiasi altra ipotesi che miri ad un falso bipolarismo, ingannevole per l’opinione pubblica. Il centrosinistra è fallito e bisogna prendere atto che occorrono nuove strategie, mirate al superamento degli attuali modelli.

In che senso?

Nel senso che il centrosinistra si deve impegnare a realizzare alleanze omogenee. E’ compito del Partito democratico e di Tino Iannuzzi capire come fare: quel partito ha modificato il quadro delle alleanze e adesso deve intervenire. L’Udeur, senza ambiguità ed ipocrisie, ha preso atto delle mutate condizioni politiche registrate nel centrosinistra e si è assunto la relativa responsabilità. Ricordate la sinistra radicale che nel governo cercava di ostacolare le misure moderate e successivamente scendeva in piazza per protestare contro il governo? L’Udeur, coerentemente, non accetta questo quadro politico voluto dal Pd e se il Partito democratico dovesse continuare a fare riferimento ad una logica di autoreferenza ed autosufficienza noi continueremo ad essere contro e combatteremo quella loro strategia, che non appartiene a tutto il Pd, ma solo ad alcuni settori.

Intende dire che il Pd è spaccato?

Io credo che il Partito democratico di Massimo D’Alema e di Walter Veltroni non sia quello di Ciriaco De Mita o di Gerardo Bianco, ma l’idea di questi ultimi rimane sullo sfondo.

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