Giornata mondiale contro la violenza sulle donne, la riflessione del presidente ACLI Perito

Giornata mondiale contro la violenza sulle donne, la riflessione del presidente ACLI Perito

24 Novembre 2020

Nel 1960 nella Repubblica Dominicana, ai tempi del dittatore Trujillo, il 25 Novembre si è compiuto un brutale assassinio. Le sorelle Mirabal, considerate rivoluzionarie, furono torturate, massacrate e strangolate, i loro corpi furono buttati in un burrone, simulando un incidente. Commenta Mariangela Perito (Psicologa) – Coordinamento donne Acli Campania, dirigente delle Acli Irpine – Da quel giorno le cose non sempre, e non in tutto il mondo sono cambiate, spesso la violenza si nasconde “in famiglia” in ambiente domestico, ma ancor di più, oggi la matrice della violenza sulle le donne può essere rintracciata nella diseguaglianza dei rapporti, spesso derivante da atteggiamenti patriarcali e da norme sociali correlate, che ancora oggi fanno sì che si pensi ad azioni politiche “per le donne” e non “con le donne”. Interessanti e accattivanti, sono le tante iniziative che in occasione di questa giornata saranno promosse in tutto il mondo: convegni, seminari, spot e tanto altro; per non rendere vane tali azioni, c’è bisogno però di gesti concreti, azioni quotidiane e politiche di prevenzione della violenza, che lavorino sulla Comunità a 360°, che non abbiano la pretesa di identificare un “carnefice” uomo ed una donna “vittima”, ma che abbiano il coraggio e la lungimiranza di guardare “oltre” gli stereotipi di genere. Con il termine genere si fa riferimento al processo di costruzione sociale delle differenze biologiche. Il genere è terreno fertile per il manifestarsi dei rapporti di potere e agisce creando categorie sociali, che influenzano i processi di percezione sociale, contribuendo alla creazione di stereotipi; questo lo vediamo anche nell’uso delle parole, nei messaggi che ci arrivano dai media, nell’uso degli aggettivi. Nel pensiero comune ad esempio, le donne sono immaginate come amorevoli, delicate, dipendenti, emotive, nervose, loquaci, differentemente gli uomini vengono descritti come ambiziosi, coraggiosi, forti, intraprendenti, razionali, crudeli; tutto ciò, quando le aspettative non vengono confermate, può portare ad incomprensioni, pensieri tossici, dinamiche violente. Spesso le donne sono ricordate oggi nel ruolo di “vittime”, ed il ruolo attribuito al sesso, a volte diventa un destino già scritto e come tale “immutabile”. Il substrato culturale nel quale siamo immersi ha prodotto un sistema di diseguaglianze che si perpetua nella società contemporanea (diseguaglianze nell’accesso al mercato del lavoro, nei livelli salariali, nell’uso del tempo libero). La violenza si può e si deve combattere allora, anche ribaltando l ’immaginario, giocando la nostra battaglia sul terreno della prevenzione, a partire dal lavoro sul linguaggio, sui luoghi comuni, sugli stereotipi. Anche l’approccio alla conciliazione come “affare di donne”, rischia di avere effetti controproducenti, perché si può tradurre in una sorta di “segregazione di ritorno”, con esiti negativi sia per le donne, che per le Organizzazioni pubbliche o private in cui lavorano. La conciliazione tra vita lavorativa e familiare, vita lavorativa e tempo libero è “affare di tutti”, uomini e donne, ed è relativa a tutte le fasce d’età. Ciò vuol dire mettere in atto misure che permettano di vivere meglio il lavoro e le responsabilità familiari nelle varie fasi di vita, secondo le proprie necessità ed i propri desideri, prevenendo le discriminazioni ed i processi di esclusione dal lavoro e dalle carriere. Ciò non è realizzabile, se non si riducono in modo significativo le asimmetrie nella distribuzione del lavoro di cura, legate al radicamento degli stereotipi di genere. Per raggiungere questi obiettivi è necessario affiancare alle politiche di conciliazione dei tempi, azioni mirate a promuovere la cultura della condivisione delle responsabilità tra uomini e donne e del rispetto tra le persone. Per celebrare la giornata del 25 Novembre, sarebbe bello allora, confrontarci, narrarci, ascoltarci, non solo oggi, ma ogni giorno ed in diversi contesti, tanti infatti sono gli Attori impegnati in questo terreno comune, ma anche ripensare il femminile, collegandolo all’autodeterminazione, al coraggio, al lavoro, al desiderio e alla passione, ricordando in questo giorno anche storie di “donne comuni” che hanno cambiato il loro destino e sono state “resilienti”.