FOTO / Il faggio secolare di Summonte, un “monumento” malato in un angolo di paradiso a Montevergine: il Partenio si mobilita per salvarlo

FOTO / Il faggio secolare di Summonte, un “monumento” malato in un angolo di paradiso a Montevergine: il Partenio si mobilita per salvarlo

26 Ottobre 2020

Alfredo Picariello – E’ un angolo di paradiso, campo San Giovanni a Montevergine. Un angolo che, in una mattina d’autunno, una mattina fredda e nebbiosa, diventa ancor più bello, ricco di suggestione e di fascino. Un vero e proprio spettacolo della natura. Quasi incontaminato. E’ lo spettacolo di Montevergine, signori. La grande montagna irpina che attraversi in lungo e in largo per arrivare fin qui, in questo pezzo di verde che da Summonte e Pietrastornina guarda verso i comuni del Mandamento, a due passi dall’antico abbeveratoio, una costruzione unica nel suo genere, resa ancor più affascinante dalla sosta inaspettata di due mucche che si fermano per dissetarsi.

Uno spettacolo nello spettacolo. La zona è sovrastata, in alto, da un grande faggio, un faggio secolare, molto bello. Un albero che si sta ammalando, con l’apparato radicale che è completamente emerso dal terreno, costituendo un pericolo per il faggio stesso. A lanciare l’sos, dalle colonne del quotidiano “Il Mattino” poco tempo fa, un gruppo di giovani summontesi e dall’associazione ambientalista Rami (Registro alberi monumentali d’Italia).

L’albero rientra all’interno del territorio del Comune di Summonte. L’amministrazione retta dal sindaco Pasquale Giuditta sembra non abbia recepito il grido di allarme. Un nuovo appello è stato quindi lanciato all’ente regionale Parco del Partenio. Il presidente del Parco, Franco Iovino, lo ha recepito prontamente. Ed ha istituito un tavolo operativo di lavoro. Sabato mattina, un primo sopralluogo sul posto, cui ha preso parte Ferdinando Zaccaria, agronomo e fitopatologo di grande esperienza. “Isolare la pianta dal resto dell’ambiente per evitare che i turisti possano continuare a danneggiarla con incisioni, così come è successo. Abbiamo trovato infatti delle scritte di vecchia data che possono essere una delle cause della penetrazione del fungo cariogeno nell’albero”, ha spiegato Zaccaria. Presenti, oltre Iovino, anche Antonio Maffei di “Irpinia Trekking” e l’apicoltore Alessandro Sciarillo.

 “Un altro intervento da effettuare – dice ancora Zaccaria – sarà sicuramente quello di regimare le acque, affinché il canaletto che si trova affianco alla pianta venga completamente abolito. L’azione erosiva dell’acqua, infatti, tende ad impoverire la superficie di terreno. Il resto sarà tutto da valutare. La pianta è un po’ sbilanciata, l’asse centrale è morto. Occorrerà quindi pensare a come equilibrare la chioma e a come bloccare questa sua forma di sbilanciamento naturale. E’ una pianta vetusta, si ipotizza possa avere circa 200 anni, quindi reagisce poco agli stimoli esterni. Per questo motivo, serve mettere in campo delle azioni specifiche, anche molto delicate e poco invasive, che servano a proteggerla, ad isolarla dall’azione dell’uomo e a migliorarne le condizioni pedologiche più che altro”.

“La zona fa parte del Comune di Summonte quindi, al momento, stiamo rilevando le criticità”, sottolinea Zaccaria. “Ovviamente – dice ancora l’agronomo – ci muoveremo, sempre d’accordo con il Parco, per censire l’albero. E’ importante avere una catalogazione completa. Mettendoli in evidenza, sappiamo anche quali sono le necessità di alberi così importanti. Una volta censito, sarebbe una pianta tutelata a tutti gli effetti”.

“Il nostro obiettivo – incalza Iovino – è quello di far diventare il faggio di Summonte un vero e proprio monumento, anche sulla carta, perché di fatto lo è già, è un monumento naturale. Non solo lo tuteliamo, perché ci saranno così obblighi ben precisi di manutenzione, ma lo valorizziamo ulteriormente. Dopo questo sopralluogo, con le idee ben precise ed una relazione tecnica più dettagliata di Zaccaria, inizieremo ad entrare nei dettagli degli interventi da effettuare, coinvolgendo naturalmente il Comune di Summonte e tutti gli altri enti, associazioni, volontari, che sono coinvolti. Se siamo qui oggi, è proprio grazie alla sollecitazione di associazioni e semplici cittadini e questa è una cosa meritoria, che va presa come modello. Il nostro patrimonio naturale deve essere salvaguardato da tutti, non solo dagli enti preposti”.