FOTO E VIDEO / Un Fuksas non fa primavera. “No all’ennesima scatola vuota, sulla Dogana decida la città”

15 Aprile 2021

Alfredo Picariello – Un Fuksas non fa primavera, un archistar non fa la Dogana. Non da solo, nonostante l’elevato spessore del professionista e dei suoi collaboratori. E’ questo l’assunto dal quale partono i consiglieri di opposizione del Comune di Avellino, riunitisi ieri per la prima volta dopo circa 5 mesi in Commissione Cultura presieduta da Luca Cipriano.

L’organismo ha registrato la massima condivisione degli altri due componenti, Picariello e Iannuzzi, al netto di Medugno e De Vito della maggioranza che hanno preferito disertare. “Abbiamo deciso di ripartire dal monumento forse più importante della città di Avellino nella prima riunione di commissione”, afferma Cipriano, il quale plaude al sindaco per la “buona intuizione” di Fuksas. Ma dopo il confronto con amministrazione e dirigenti comunali, il consigliere comunale di opposizione dice chiaramente che ci sono una serie di criticità da risolvere.

Oltre all’affidamento diretto all’architetto di fama internazionale, sul quale pendono già dei ricorsi, i dubbi più cogenti sono due. Il cronopogramma, innanzitutto. La Dogana dovrebbe essere pronta entro un anno, altrimenti c’è il rischio di perdere i finanziamenti. Missione impossibile. “Chiaramente – spiega Cipriano – c’è il tema di come chiedere una proroga per non vanificare il tutto”.

In fondo non c’è il dolce, ma forse il tema dei temi in questa vicenda, quello che Cipriano chiama il “bubbone nella storia della Dogana”: il futuro della stessa. “Quale sarà l’utilizzo di questo edificio, quale sarà il progetto? Su questo l’amministrazione è ancora silente, trasmette a Fuksas un piano molto generico che parla di un centro servizi per i giovani. Riteniamo che si stia commettendo un errore grave e che vada fermato in questa fase. Avellino non ha bisogno di un centro servizi o dell’ennesima sala convegni. Sarebbe l’ennesima scatola vuota, un altro fallimento. Serve un progetto chiaro”.

“Il nostro grido d’allarme è che non arrivi un progetto estraneo, calato dall’alto. Serve un laboratorio partecipato di idee. Personalmente credo che la Dogana abbia bisogno di una connotazione specifica, penso ad un piccolo teatro gestito con il Gesualdo”.