FOTO E VIDEO / Frode fiscale, Finanza sequestra 1 mln a imprenditore di Salerno: soldi nascosti tra materasso e biscotti

20 Gennaio 2021

Un milione di euro in contanti, a tanto ammonta il denaro rinvenuto e sequestrato dai Finanzieri del Comando Provinciale di Salerno, durante la perquisizione dell’abitazione del padre di un noto imprenditore dell’ Agro Nocerino-Sarnese. L’intervento è stato eseguito nell’ambito di un’articolata indagine, coordinata dai sostituti procuratore Davide Palmieri e Angelo Rubano della Procura della Repubblica di Nocera Inferiore, nei confronti di una societa’ di Castel San Giorgio (Sa), tra le più importanti a livello nazionale nella distribuzione dei carburanti.

Nel corso degli approfondimenti delegati alla Guardia di finanza, spiegano gli inquirenti, è emerso il ruolo chiave dell’impresa in un complesso meccanismo di evasione dell’Iva, che le avrebbe consentito di immettere in commercio benzina e gasolio a prezzi altamente vantaggiosi. Nello specifico, l’imprenditore si sarebbe avvalso di una serie di società “cartiere” (sparse su tutto il formalmente amministrate da semplici prestanomi) che, attraverso la presentazione di documenti commerciali falsi, avrebbero sfruttato un particolare il regime fiscale degli “esportatori abituali” per acquistare il prodotto in esenzione di imposta. Le Fiamme gialle hanno ricostruito la fitta trama dei commerci illeciti posti in essere da rappresentanti legali, soci e consulenti delle diverse imprese coinvolte.

Durante una delle perquisizioni delegate, a casa del padre del soggetto ritenuto dagli inquirenti il principale indagato, gli investigatori hanno rinvenuto denaro contante per oltre un milione di euro, occultato nei posti più disparati, sotto il materasso ed addirittura all’interno di contenitori di biscotti. A carico del detentore è scattata l’accusa di ricettazione. Il gip del Tribunale, Gustavo Danise, accogliendo la richiesta della Procura, ne ha disposto il sequestro preventivo, misura che è stata confermata dal Tribunale del Riesame e dalla Corte di Cassazione, che ha dichiarato inammissibile il ricorso.