Foglia:”Mega piattaforma in Ufita e moderni servizi in Alta Irpinia”

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Avellino – E’ il progetto industriale dei prossimi vent’anni. Il nuovo piano regolatore territoriale delle Aree Asi della Provincia di Avellino (redatto ai sensi della Legge Regionale numero 16 del 13 agosto 1998 sulla base degli studi effettuati dal Dipartimento di Urbanistica della Federico II di Napoli) presenta i cambiamenti, alcuni anche radicali, che interesseranno i 13 agglomerati industriali di riferimento. “Economia-ambiente, modernità-funzionalità sono i binomi che stanno alla base di questo quadro complessivo condiviso dai territori che ne fanno parte e finalizzato all’implementazione di una moderna industrializzazione, oltre che allo sviluppo delle filiere produttive”, commenta il numero uno del Consorzio per lo sviluppo industriale, Pietro Foglia. Che precisa: “Recepisce gli indirizzi regionali”. Ma quali sono le leve del piano? Come e in cosa cambieranno i lineamenti delle aree ex articolo 32, realizzate con una legislazione ‘emergenziale’? Sostanzialmente sono tre i macro interventi di punta.
Il primo è incentrato sulla Valle dell’Ufita, destinata a diventare “il cuore della rosa dei venti”, con un’ipotesi di sviluppo che prevede una piattaforma logistica su scala nazionale di 2 milioni e mezzo di metri quadri (circa 250 ettari). L’infrastruttura sarà a servizio della portualità adriatica e tirrenica: si collegherà alla prima con la Contursi-Lioni-Grottaminarda; alla seconda per mezzo della Napoli-Bari. A parte il trasporto su gomma, opererà anche il tratto su ferro con l’alta capacità che prevede la stazione irpina. “Una moderna logistica – spiega Foglia –, dove le merci arriveranno e verranno lavorate per poi essere distribuite, che è il risultato di uno studio preliminare dello Iuav di Venezia, l’istituto che ha progettato in Europa le più grandi piattaforme, tra cui quella di Verona, porta dell’Italia”.
Secondo snodo fondamentale, la Bassa Irpinia (Baiano e Sperone): qui il progetto riguarda un’opera di infrastrutturazione ex novo per la delocalizzazione delle aziende della fascia costiera. Si tratta di un’area di nuova concezione che avrà vocazione prevalentemente agroalimentare.
Infine, chi per prima sperimenterà il modello dei servizi ricreativi alle imprese sarà l’Alta Irpinia con l’ampliamento dei nuclei industriali di Porrara e Mora De Sanctis, dove sono in corso di realizzazione altri investimenti come il riutilizzo delle acque reflue. Lungo l’asse Nusco-Lioni-S. Angelo dei Lombardi, nascerà nel giro forse di due anni il primo esempio di moderno centro servizi che poi sarà clonato nelle altre aree industriali. Avrà un costo approssimativo di 15 milioni di euro, prevede spazi dedicati al verde e conterrà un asilo nido, un bar-tavola calda, ufficio postale e bancario, campi da tennis e di calcetto. “Questa è la parte di modernità del piano – continua Foglia – che consentirà di migliorare anche la vivibilità con servizi alle persone. Ci auguriamo che tutto questo possa essere realizzato entro il 2013”. I fondi di riferimento sono infatti i nuovi capitoli della programmazione europea.
Ma l’ambizione di Foglia punta anche ai Contratti di Programma. Lo strumento di programmazione negoziata, che si applica nelle aree depresse, ha l’obiettivo di realizzare specifici piani progettuali volti a consentire il rapido avvio di nuove iniziative e la creazione di occupazione aggiuntiva. In particolare la guida dell’Asi mira ad incentivare tre filoni: l’automotive (asse Pianodardine-Ufita: a breve ci sarà un incontro sul potenziamento delle infrastrutture dell’area Fma); l’aeronautica (area del Calaggio); il polo informatico (Pianodardine). Anche l’agroindustriale avrà la sua parte nel Baianese.
Sul caso termovalorizzatore, scoppiato come una bomba nel corso dell’ultimo Consiglio provinciale (a seguito della comunicazione dei dati Arpac-Asl su inquinamento e aumento delle malattie tumorali da parte dell’assessore all’Ambiente Bruno Fierro), Foglia non commenta. Poi dichiara: “Si tratta di dati in corso di acquisizione. Dovrebbero essere prima acquisiti tutti e poi forniti alla gente. E comunque, se dovesse emergere la necessità di un impianto del genere, dove localizzarlo se non in un’area industriale?”. (di Antonietta Miceli)

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