Femminicidi, il maresciallo Bocchino: rompere il muro di silenzio sui casi “sommersi”

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AVELLINO- “C’e’ un dato che non riusciamo a cambiare: il dato legato al silenzio. Quel famoso numero sommerso di donne che non ci riconoscono come soluzione, che non vedono soluzione nelle istituzioni, quindi preferiscono tacere e continuare a subire. E’ li che dobbiamo intervenire, su quel silenzio”. Per Francesca Bocchino, maresciallo del Nucleo Investigativo dei Carabinieri e referente per i reati di genere del Comando Provinciale di Avellino, al di la’ dei numeri di arresti, ammonimenti e denunce, il vero impegno nella prevenzione sta proprio nello scardinare il sommerso, quello che non viene denunciato dalle donne vittime di violenza di genere. Il sottufficiale dell’Arma da anni in prima linea nel contrasto ai reati di genere, ha partecipato alla terza giornata di dibattito organizzata dal Centro Studi Livatino e da Finetica sul tema dei femminicidi, con la prima esposizione nazionale della Mostra “Rivivo con Te”, dedicata a ventidue vittime dei femminicidi. Prima del suo intervento quello di Ester Apolito e Stefania Labruna, rappresentanti del Centro Studi Livatino.
Come si fa ad intervenire sul silenzio?. Questa la prima domanda che si e’ posta il maresciallo Bocchino: “La mostra che è stata allestita e’ bellissima. Per ogni pannello, per ogni storia di donna che e’ stata uccisa, noi ci dobbiamo riconoscere un fallimento. Perche’ da qualche parte il sistema e’ stato fallace. Negli anni avete visto una serie di modifiche normative che dovevano servire a colmare il gap che c’è. Nonostante tutto le donne continuano a morire: perché? Perché se continuamo a pensare alla violenza di genere come ad un problema delle donne, non riusciremo a capire mai la portata di quello che ad oggi a tutti gli effetti e’ un fenomeno. Perche noi non parliamo di un uomo ucciso ogni tre giorni, noi parliamo di una donna uccisa ogni tre giorni. Numeri e situazioni diverse che vanno gestite in maniera diversa. A me piace immaginare che qualche volta qualcuno di noi, appartenente alle forze di polizia prende parte ad un incontro e possa diventare domani un punto di riferimento per chiunque abbia un problema del genere. Facciamo prevenzione, facciamolo insieme: facciamo informazione”. Proprio il maresciallo ha spiegato quali sono i passaggi fondamentali quando una donna si rende conto di essere vittima di violenza e trova il coraggio di chiedere aiuto?: “innanzitutto abbattere quel muro di silenzio, bisogna condividere, perché? Quand’anche la donna non abbia ancora il coraggio di chiedere aiuto, può averlo la figlia, l’amica, la cugina. E quindi significa che non si e’ sole. Oggi la denuncia, per fatti che sono correlati ai reati di genere, può farla chiunque. Non c’e’ la necessità che sia la donna a fare la denuncia. Allora, voi avete il sentore di qualcosa. Allora entrate in una Stazione dei Carabinieri o in un Commissariato di Polizia, e raccontate tutto”. Il maresciallo Bocchino ha infatti sottolineato come sia importante il contributo della società civile, lanciando un appello finale: “aiutateci ad aiutare”.