Family Day: l’Irpinia scende in piazza con oltre 1000 presenze

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Roma – 3mila pullman, 8 treni charter, 3mila box auto messi a disposizione dal Comune di Roma, 30 milioni di volantini distribuiti. E ancora. 8 gazebo per l’intrattenimento dei bambini, 60 clown, 30 trampolieri, una banda, 30mila palloncini, 1500 volontari, ecc. 1 milione di persone in piazza (contro le 100mila presenze attese). Oltre 1000 gli irpini che hanno preso parte al ‘raduno’ di San Giovanni. 750 solo delle Acli provinciali arrivati nella capitale con 15 pullman. I numeri del Family Day sono da grande evento. Migliaia di famiglie, bambini, giovani e anziani. A San Giovanni, oltre l’associazionismo cattolico, anche la politica (dall’ex premier Silvio Berlusconi, a Mastella, Fioroni, Fini, Prodi, Andreotti, etc) gli irpini, Giuditta e Pionati, il mondo sindacale. “Famiglia fondata sul matrimonio”, “Più famiglia, base della società”, “Più aiuti per diventare genitori”, sono gli slogan dell’evento aperto nel primo pomeriggio con la commovente proiezione di un video inedito di Giovanni Paolo II, datato dicembre 1988: ”La famiglia deve essere assistita e tutelata, altrimenti può essere distrutta. Dovete proteggerla entrando nelle sue radici, nella sua natura più intima”. Prende il via così la festa della famiglia. “Una grande manifestazione di piazza – afferma Rosanna Repole, vice presidente provinciale Acli – che mette al centro la sacralità della famiglia. Una festa raggiante di persone semplici che non odiano e non vogliono contrapporsi a nessuno ma dare un chiaro messaggio alla politica: che bisogna cominciare ad occuparsi della famiglia”. “Ci aspettavamo resistenze ideologiche – afferma il presidente nazionale delle Acli, Andrea Olivero -. Dopotutto il rischio di essere strumentalizzati era più che concreto vista la lettura politica dell’evento. Invece l’adesione è stata massiccia, al di là delle aspettative. La gente è scesa in piazza per tutelare un diritto fondamentale, per chiedere alla politica di fare scelte coraggiose. Serve un’inversione di tendenza. Oggi non si tratta più di aiutare solo i nuclei familiari più poveri. Anche la famiglia media, infatti, è in crisi. Per questo occorre inviare un segnale a tutti. La famiglia deve tornare ad essere un soggetto prioritario”. E dal palco di San Giovanni l’obiettivo viene rilanciato con forza: “Bisogna riportare la famiglia al centro del dibattito politico, non certo per erigere nuovi steccati tra laici e cattolici”. Non molti i riferimenti alle polemiche di questi giorni, in sintonia con la prudenza dei due portavoce, Savino Pezzotta e Eugenia Roccella, impegnati fino all’ultimo a difendere la manifestazione dalle “incomprensioni strumentali” e dalla “volontà di equivoco” di chi accusa il Family Day di intenti “discriminatori e polemici”. Tuttavia lo scontro ideologico, enfatizzato dalla contromanifestazione di Piazza Navona, continua a tenere banco. Radicali, Verdi e Sdi, con Coraggio Laico, hanno dato appuntamento a tutti coloro che hanno lottato, e vinto, la lunga battaglia a favore del divorzio (12 maggio 1974). Due modi diversi di pensare la famiglia. Due fazioni, laici e cattolici, ancora contrapposti come tre decenni fa. Una semplificazione che non piace ai promotori del Family Day che continuano a sostenere che tra loro i laici sono tanti. Ma le idee di società e famiglia portate in piazza sono nettamente diverse. (mari.mo)

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