Ex Cecchini i lavoratori in campo con donne e bambini

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“Ecco come l’Irpinia risolve l’emergenza rifiuti: con i licenziamenti”. Con un aspro dissenso continua la protesta dei lavoratori dell’ex Cecchini, da oggi, in tutti i sensi, letteralmente in mezzo ad una strada. I cancelli del Cdr di Pianodardine sono stati, infatti, presi d’assalto dai 32 lavoratori che non hanno potuto usufruire del rinnovo del contratto da parte della Fibe ed hanno impedito lo sversamento presso l’impianto avellinese. Una vertenza difficile che già dallo scorso anno ha tenuto appese ad un filo le sorti degli operai legati alla società da un contratto di lavoro a tempo determinato. Vincolo giuridico scaduto nella giornata di ieri, ora fatale per far infrangere le speranze contro il muro di una realtà fatta di prospettive che, almeno per il momento, appaiono dure e senza via di scampo. Ci si attendeva, in effetti, una proroga di almeno tre mesi ed il seguente rinnovo del contratto per la durata di un anno. Ma questa mattina la Fibe ha dato in risposta ai lavoratori un ‘asso di picche’. Per le 32 unità coinvolte, dunque, è scattata la messa in mobilità. Ma non basta. La categoria, infatti, non gode di nessun ammortizzatore sociale. Il che, in termini pratici, indica l’assoluta mancanza di una retribuzione, anche minima, per la procedura di mobilità. E, dopo l’intervento dei sindacati e l’impegno elargito per tentare di risolvere al meglio la vertenza, ai lavoratori non è rimasto altro che protestare. Contro “l’inadempienza” della Fibe. Contro il muro di gomma di Catenacci. Contro il silenzio delle istituzioni locali. Ma fino a mezzogiorno, nonostante i reclami dei lavoratori, nessuno ha dato man forte a coloro che, a torto o a ragione, hanno proclamato a gran voce l’ingiustizia subita. In prima linea solo i lavoratori, accompagnati dall’assidua presenza di Michele Caso, segretario generale della Cisl. “Non abbandoneremo i lavoratori della ex Cecchini. Questa è una vertenza delicata che da oltre un anno assorbe il nostro impegno. Ora più che mai non intendiamo arrenderci. Andremo avanti con vigore e decisione per cambiare le sorti dei 32 operai”. Forse sintomatica la mancanza delle istituzioni locali che non hanno preso parte alla protesta preferendo restare estranei, almeno in apparenza, alla pubblica manifestazione. “Siamo in mezzo ad una strada. La Fibe ha disatteso le nostre speranze. Le istituzioni finora ci hanno fiancheggiato nella battaglia intrapresa da oltre un anno. Le parole sono state tante ma ai fini pratici si è visto ben poco. Dove sono l’ente Provincia, il Prefetto e tutti coloro che fino ad ora, almeno apparentemente, hanno mostrato interesse per noi? E’ questo il momento più delicato, è da oggi che, impotenti, non abbiamo più la possibilità di sfamare le nostre famiglie”. E sono proprio le donne ed i bambini le ignare vittime della mancanza di lavoro, o meglio di un licenziamento che, a detta di molti, poteva in qualche modo essere evitato. Proprio per questo a scendere in campo al fianco dei 32 lavoratori, sono state proprio le donne, con i loro piccoli tra le braccia. Presenza emblematica quella delle battagliere in gonnella, pronte a tutto per dimostrare quanto l’ingiustizia fatta ad uno possa ricadere su chi fa affidamento in una parvenza di sicurezza che cede all’improvviso. Ore decisive, dunque. E tra la protesta da un lato ed il silenzio dall’altro non resta che attendere una presa di posizione. Qualcuno che prenda le redini di una situazione divenuta, ad oggi, drammatica. (di Manuela Di Pietro)

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