Ecco come l’Antimafia cambia e aggrava le accuse al “clan delle aste”

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Un nuovo capo di imputazione in cui scompare il Nuovo Clan Partenio ma si aggravano le posizioni di una larga parte dei componenti. Dopo l’ordinanza di remissione degli atti decisa dal Tribunale di Avellino il 27 aprile scorso, la Direzione Distrettuale Antimafia ha velocemente attivato tutte le indicazioni contenute nel provvedimento dei giudici avellinesi. A partire proprio dal capo di imputazione contestato. Nella decreto di sequestro d’urgenza firmato dai pm antimafia Henry Jhon Woodcock e Simona Rossi e convalidato dal Gip del Tribunale di Napoli Federica De Bellis, e’ descritto l’organigramma che per la Procura Antimafia caratterizza il gruppo criminale, che ovviamente ora sara’ al vaglio di altri magistrati per quanto riguarda i sequestri scattati questa mattina ed eseguiti dai militari delle Fiamme Gialle del Nucleo Pef di Napoli. Per la Dda infatti Galdieri Nicola, Livia Forte, Armando Aprile, Beniamino Pagano. Damiano Genovese, Antonio Barone e Gianluca Formisano (questi ultimi due con il ruolo di concorrenti esterni) avrebbero promosso, costituito e organizzato un’associazione di tipo camorristico ad Avellino e provincia, avvalendosi tutti della forza di intimidazione del vincolo associativo e della condizione di assoggettamento e omertà che ne deriva, hanno dato luogo e hanno partecipato alla suddetta associazione di stampo camorristico promossa, costituita, organizzata e partecipata per commettere, in particolare, un numero indeterminato di delitti di estorsione e di turbata libertà degli incanti (aggravati ex art. 416 bis. cp), consumati, in modo specifico, per acquisire e per assumere il controllo monopolistico inerente alla gestione illecita

delle procedure di esecuzione immobiliare, principalmente espletate in seno al Tribunale di Avellino, mediante violenze e minacce (anche implicite) rivolte sia nei confronti di chiunque (e in particolare di “cordate” di soggetti) intendesse far loro “concorrenza” nella suddetta attività, sia nei confronti dei debitori esecutati e/o terzi interessati alle aste in questione, ottenendo in tal modo ingiusti profitti ed ingiunti vantaggi patrimoniali. Il primo dato che emerge è che oltre ai debitori esecutati, come già emerso nel processo Aste Ok, si aggiungono le “cordate” interessate alle aste, una sorta di competitori del clan nelle procedure giudiziarie.
I RUOLI ALL’INTERNO DEL CLAN
I pm antimafia hanno descritto i ruoli all’interno di questo presunto nuovo e diverso sodalizio. A partire da Livia Forte e Aprile Armando Pompeo, in qualità di promotori, capi e organizzatori del sodalizio, con funzioni di direzione e finanziamento della descritta attività cominosa inerente alla gestione illecita delle procedure di esecuzione immobiliare incardinate principalmente presso il Tribunale di Avellino, mediante il rodato e remunerativo metodo caratterizzato da violenze e minacce anche implicite , in grado di intimidire i partecipanti, così “inquinando” profondamente la regolarità delle procedure in questione. Galdieri Nicola in qualità di capo ed organizzatore del sodalizio, con funzioni di direzione del sodalizio , con il compito di intervenire o direttamente o per il tramite dei suoi “ragazzi” (e segnatamente per il tramite di Pagano Beniamino e Dello Russo Carlo), sia sugli altri gruppi o cordate di soggetti anche loro interessati al settore delle procedure immobiliari espletate presso il Tribunale di Avellino, provvedendo a dissuadere e ad allontanare gli stessi ad intervenire o ad assicurare il loro intervento sugli esecutati e sugli ulteriori partecipanti o aspiranti partecipanti alle aste in questione. Pagano Beniamino e Dello Russo Carlo, in qualità di organizzatori del sodalizio, stretti collaboratori di Nicola (e Pasquale) Galdieri, con il ruolo di “facilitatori” nella gestione degli “affari” riguardanti il citato settore delle aste giudiziarie. Genovese Damiano in qualità di partecipe al sodalizio, stretto collaboratore di Nicola (e Pasquale) Galdieri, con un ruolo di facilitatore sia nella gestione degli “affari” nel settore delle aste giudiziarie, sia di mediatore in tutti i casi c’era la necessità di mediare i rapporti e le relazioni tra gli appartenenti al sodalizio, con l’intesa e con l’accordo a monte. Infine il ruolo di Gianluca Formisano e Antonio Barone, che dal febbraio del 2019 avrebbero partecipato come concorrenti esterni dividendo però i loro profitti con i sodali del clan e quindi dando un contributo di rilevanza causale all’organizzazione. Il fumus per emettere la misura del sequestro sia per i pm antimafia che per il Gip viene dedotto e ricavato proprio dalla ordinanza di remissione del Tribunale di Avellino.
Aerre