Dossier Mafia-Appalti e Trattativa, il generale Mori: rifarei tutto quello che ho fatto

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“Mi curo, cammino cinque chilometri al giorno, mangio poco, perche’ l’ho sempre detto: devo vedere morire tutti i miei nemici e qualche risultato lo sto gia’ vedendo”. Il generale Mario Mori, l’ex capo dei Ros, ripete spesso questa cosa e lo ha fatto anche domattina, intervistato da Anna Germoni, insieme al colonnello Giuseppe De Donno in uno spazio della due giorni organizzata dalla Camera Penale Irpina nell’Aula Magna del Tribunale di Avellino e anche dedicato al processo sulla Trattativa Stato-Mafia, quella per cui Mori è stato assolto e per la presentazione del libro scritto a quattro mani proprio con il colonnello De Donno, una opera “Verita’ sull’inchiesta Mafia e Appalti” che era nata con Giovanni Falcone e che per Mori e De Donno fu chiusa con troppa fretta nel luglio del 1992, pochi giorni dopo la morte di Paolo Borsellino, che a quella indagine si era dedicato nei due mesi successivi alla morte del suo collega e amico Giovanni Falcone. Un libro che ha scatenato polemiche, da parte di quanti invece hanno offerto una versione diversa di quell’inchiesta e anche smentito che quella di luglio 92 fu un’archiviazione definitiva. “Per quanto riguarda i venti anni di processi-ha detto Mori- rifarei tutto quello che ho fatto. Devo dire che non ho mai temuto sull’esito finale. Ho sentito anche qualcuno che aveva messo in dubbio la nostra attività, ma una cosa è cercare gli autori di una rapina o di un furto, altra cosa e’ andare a scovare chi fa del terrorismo o la criminalità organizzata. E’ un altro livello. Se non ti poni al loro livello non puoi affrontarli. Per essere efficiente devi essere anche aggressivo”. Risponde con piacere quando la Germoni gli chiede del gruppo Dalla Chiesa e dei contrasti sui metodi avuti anche con magistrati. “Il gruppo Dalla Chiesa era composto da pochissime persone, che avevano organizzato un modo loro di fare attività contro le grandi organizzazioni criminali, perché era un lavoro oneroso, difficile, prolungato nel tempo e non sempre produceva e poteva dare risultati. Era però l’unico modo per attaccare delle organizzazioni criminali. Perché non sempre abbiamo avuto un rapporto positivo con la magistratura? Perché Dalla Chiesa aveva scelto un gruppo di capitani, tra cui il sottoscritto e io ho scelto un gruppo di ufficiali quando mi toccava dirigere queste operazioni. Erano dei professionisti e sapevano quello che facevano. Sono disponibile a trattare con tutti quando c’è un’interlocuzione in cui si comprende quello che dico e anche io sono in grado di fare altrettanto, ma quando trovo dei “cialtroncelli” che solo perché avevano una qualifica volevano parlare, noi, sia io che Dalla Chiesa non assumevamo un atteggiamento sommesso ma li attaccavamo”. Quando gli viene chiesto dell’arresto di Riina, nel gennaio del 1993, quando iniziano tutti i ‘guai’ per Mori, il generale spiega che avrebbero voluto applicare alla criminalità organizzata il metodo usato per distruggere la colonna romana delle Brigate Rosse, ovvero non fare subito arresti per evitare che la persona attenzionata spezzazze “il cordone ombelicale con il nucleo centrale dell’organizzazione”. Questo correndo il rischio anche di perdere pericolosi latitanti. Per quanto riguarda Palermo, Mori ha nuovamente chiarito che quello non perquisito “non era il “covo” di Riina, era la loro abitazione. Se c’è l avessero contestato subito ne avremmo anche potuto parlare. Ce lo hanno contestato dopo 4 anni”. Al colonnello De Donno invece è toccato ricostruire come dalle indagini del 1989 su un gruppo mafioso ed in particolare dalla prima informativa depositata all’attenzione del giudice Falcone nel febbraio del 1991, veniva “ribaltata l’idea di quello che era il sistema imprenditoriale di Cosa Nostra”. Non a caso, in quella indagine emerge il ruolo di Angelo Siino, che verrà considerato il “Ministro” dei Lavori Pubblici della mafia. Frutto, come ha ricordato il colonnello De Donno, dell’intuizione avuta dal generale Mori che aveva deciso di dare sistematicità alle indagini, puntando sull’ala economica. “Togliergli i soldi, equivaleva a togliergli l’ossigeno”.

“LA MAFIA NON SARA’ PIU’ QUELLA DI RIINA E BAGARELLA”

Generale Mori, il libro sulla “Verita’ dell’inchiesta Mafia-Appalti” sembra un giallo dove alla fine si può solo desumere chi sia l’assassino. E’ stata una scelta?

“No. Pensiamo che dallo sviluppo del libro stesso, leggendolo attentamente, si capisce chi sono quelli che lei ha metaforicamente definito “l’assassino”. Certo, si desume quali siano le conclusioni”

In questa due giorni si è dibattuto molto del contrasto alle mafie e delle regole che debbono essere riviste dopo 32 anni. Insieme al colonnello De Donno almeno dal 1990 avevate già segnalato che erano cambiate le dinamiche della presenza mafiosa: niente piu’ coppola ed estorsioni ma una mafia che stava nei grandi appalti con le proprie imprese: e’ un rischio presente con il Pnrr e i grandi investimenti?

“Il rischio è presente. D’ora in poi non avremo più la mafia truculenta dei Riina, dei Provenzano e dei Bagarella. Avremo una mafia più evoluta, piu’ acculturata, magari laureata pure in scienze di natura economica e perciò più pericolosa ancora”.

Nel libro si legge tutta l’amarezza per la chiusura troppo veloce dell’inchiesta su Mafia e Appalti: non si voleva accettare un intreccio tra mafia, imprenditoria e politica?

“Potrebbe essere anche questo. Veda però, c’è un fatto dirimente per cui questa indagine non poteva essere archiviata. Perche’ il 19 luglio 1992 muore Paolo Borsellino. Cosa aveva fatto in quei due mesi, quella che noi abbiamo definito la “breve estate”, Paolo Borsellino (tra il 23 maggio 1992 e l’uccisione di Giovanni Falcone e il 19 luglio 1992) si era dedicato ed attivato sull’indagine. La domanda di qualsiasi investigatore doveva essere: perché lo hanno ammazzato in modo cosi’ drammatico? Forse c’era anche la causa di mafia e appalti? Era un motivo per poter soprassedere. Invece no, dopo qualche giorno l’indagine era stata archiviata da Giammanco, senza attendere uno sviluppo delle indagini”.

(Servizi a cura di Attilio Ronga)