La fondazione Don Gnocchi abbandona contratto nazionale, Sibilia: “A rimetterci saranno i dipendenti”

La fondazione Don Gnocchi abbandona contratto nazionale, Sibilia: “A rimetterci saranno i dipendenti”

3 Dicembre 2015

In merito alla decisione della Fondazione “Don Gnocchi”, che in tutta Italia conta circa 60 strutture ospedaliere e centri ambulatoriali di cui un presidio a Sant’Angelo dei Lombardi, di abbandonare il contratto nazionale per uno peggiorativo delle condizioni economiche e normative degli operatori sanitari interviene il deputato del Movimento 5 Stelle Carlo Sibilia.

“In piena sintonia con il modello Marchionne – afferma il parlamentare avellinese – anche la Don Gnocchi annuncia l’apertura di una stagione contrattuale al ribasso visto che gli unici a rimetterci diritti e soldi saranno i lavoratori. In verità, la fondazione le cui casse vengono rimpinguate da finanziamenti pubblici, annunciò la decisione già nel marzo 2013 salvo poi trovare un accordo con i sindacati per sospendere l’operazione”.

“Con il precedente accordo – aggiunge il portavoce 5 Stelle – i circa 5500 dipendenti hanno garantito a titolo gratuito prestazione ed orari oltre i limiti del contratto proprio per andare incontro alle esigenze aziendali. Ma sembra che quel sacrificio sia stato vano considerato il sorprendente annuncio di dover trovare nuove forme contrattuali. Ricordo a tutti che parliamo di un business delle strutture sanitarie da 275 milioni all’anno che gode di fondi statali ma che tratta i lavoratori con contratti del privato sempre più mortificanti”.

“Anche a Sant’Angelo dei Lombardi la Don Gnocchi è presente con un polo specialistico riabilitativo che offre un’ampia gamma di servizi curati da un’équipe formata da professionisti del settore che hanno reso la struttura un importante punto di riferimento a livello regionale ed extra regionale. Ebbene – conclude Sibilia – se, nonostante le tante convenzioni e i consistenti finanziamenti pubblici che riceve questa Fondazione, siamo ancora alle prese con problemi economici, chi dovrebbe pagare sono i manager e non i dipendenti anche questa volta trattati come ultima ruota del carro”.


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