Dissesto, L. Gabrieli: “Le verità e la scoperta dell’acqua calda”

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Avellino – “Dunque, non vi sono le condizioni per deliberare lo stato di dissesto del Comune di Avellino. E’ quanto sarebbe emerso nell’incontro tra l’assessore Spagnuolo e il Gruppo consiliare del PD. Anzi, l’assessore avrebbe riferito che lo stato finanziario del Comune è più rassicurante di quanto precedentemente detto”. Inizia così la nota di Leonida Maria Gabrieli.

“Se la circostanza è vera, ecco, dunque, la verità o, se si vuole, una prima verità ad onta dell’irresponsabile allarmismo generato fino a ieri dagli stessi amministratori. La seconda scontata e da anni nota verità che ci dirà l’assessore è che i debiti fuori bilancio sono costituiti da sentenze relative ad un antico contenzioso post-sisma per espropri e ricostruzioni e appalti, nonché dallo scandaloso contenzioso-bancomat per risarcimenti del danno da insidie e trabocchetti (per intenderci, buche su strade e marciapiedi non segnalate). E poi, quale altra “verità” finanziaria? Nessuna di rilievo, c’è da scommetterci, tranne i comunque necessari tagli e il dovuto recupero di risorse. Se così fosse, non vorremmo mai che emergesse un’altra verità, ovvero che gli amministratori sin dall’inizio della consiliatura o, presi dalla sindrome degli arcangeli giustizieri, siano stati troppo precipitosi, o abbiano bleffato e nel bluff c’è cascato anche il buon Paolo Foti che, per quanto bravo, non è certo un esperto in bilanci e finanze di Enti locali. Consegue il dubbio che il bluff da un lato potrebbe nascondere un oggettivo disorientamento nell’affrontare sul piano fattuale l’azione amministrativa, dall’altro che potrebbe simulare il voler apparire (i cosiddetti tecnici) più meritevoli e bravi di altri (i cosiddetti politici). I più maligni potrebbero addirittura pensare che potrebbe essere stato un espediente per essere individuati quali salvatori della patria. Ora, accantonato il dissesto e quindi la scoperta dell’acqua calda sui debiti fuori bilancio e sui conti comunali (che in ogni caso meritano una riflessione seria), liberandosi da dubbi e malignità, sarebbe il caso di iniziare a governare la Città. E la Città si governa, come già si è detto, con comportamenti ed etica diversi da quelli fin qui conosciuti, con il coraggio nelle scelte, con l’assunzione della responsabilità, con idee e progetti lunghi. Insomma, con la politica. In ciò, peraltro, la discontinuità, che ormai sembra essere divenuta un totem davanti al quale si supplica, ci si genuflette e ci si impicca e che non vorremmo restasse una petizione di principio posto che essa presuppone una “verità” tutta politica, con nomi e cognomi, e deve ripercorrere una storia passata e recente, per alcuni versi antica che a molti non piacerà. Ben venga questa verità. Aspettiamo solo che se ne parli”.

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