Dieci anni senza “El Beatle”, ultimo rocker del calcio

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  • “Nella mia vita i soldi li ho spesi per l’alcol, le donne e le fuoriserie. Gli altri li ho sprecati”.

E’ così che vogliamo ricordare George Best, venuto a mancare il 25 novembre del 2005 a soli 59 anni, a causa di un’infezione epatica. Una vita fatta di eccessi, sregolatezza e follie, ma con la consapevolezza di essere stato uno dei calciatori più forti di tutti i tempi.

Nato a Belfast, capitale dell’Irlanda del Nord, iniziò la sua carriera al Manchester United, conquistando Coppa dei Campioni e il Pallone d’Oro nel 1968. Della sua vita hanno scritto libri, biografie e girato film. E’ stato un icona del calcio mondiale, soprattutto, per l’alta considerazione che aveva di se stesso.

A Johan Cruyff, durante una partita tra Olanda e Irlanda del Nord, disse: “Tu sei il più forte di tutti, ma solo perchè io non ho tempo”.

Il senso della sua esistenza è stato riassunto egregiamente dal giornalista sportivo Federico Buffa:

“Lo so anche io che per essere un giocatore di vertice dovrei vivere in un altro modo, ma io sono una pop-star, io ho portato lo sport dalle ultime pagine dei tabloid alla prima. Non posso più tornare indietro, non sono un monaco, un monaco era San Patrizio”.

Best era diventato ingestibile già negli anni ’70: la sua era una vita che poteva vivere soltanto lui, le sue ultime parole furono “Non morite come me” e forse, delle tante frasi conosciute del “Beatle”, è quella che andrebbe più ricordata.

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