Atripalda, il dramma di una madre: mio figlio malato non può stare in carcere

Una famiglia di Atripalda ha sporto denuncia per le condizioni in cui si trova il figlio 35enne, recluso nel carcere di Secondigliano.

0
4016

La madre di Mario, 35enne di Atripalda detenuto nel carcere di Secondigliano, continua a lottare per liberare il figlio. L’uomo soffre di alcune patologie e si trovai in carcere per una ipotesi di reato che risale a 13 anni fa. Attraverso l’avvocato, Danilo Iacobacci, la famiglia di Mario ha sporto denuncia. A spingere i familiari a questa decisione, sono state le condizioni in cui era il 35enne. Nella querela hanno spiegato di averlo trovato impaurito, confuso, con difficoltà nel parlare. La madre ci ha spiegato che: “Aveva lividi sulle braccia e i panni bagnati”, ed era, “molto dimagrito”.
Il legale ha chiesto anche che venga fatta chiarezza sulle cure che sarebbero state somministrate a Mario. La madre ha appreso come al 35enne sarebbero state date alcune gocce calmanti come sedativi. Mario è fragile e bisogno di aiuto. L’obiettivo è quello di ottenere almeno una misura cautelare differente, compatibile con lo stato di salute dell’uomo, che gli permetta di ricevere le migliori cure.

L’avvocato, nella sua istanza, scrive: “Chiediamo l’immediato differimento dell’esecuzione della pena per motivi di salute ed in subordine che allo stesso sia applicata la detenzione domiciliare in sostituzione dell’attuale carcerazione per motivi di salute”. Poiché si tratta di un “soggetto psicologicamente fragile, che ha dimostrato, anche poco prima della propria incarcerazione, tutta la propria fragilità con gesti autolesionistici che hanno condotto alle cure del caso negli appositi reparti della sanità pubblica locale; condizione patologica allo giunta ad un punto limite, essendo stato constatato dai familiari che il ragazzo ha allucinazioni”.

“Parallelamente – conclude il legale – non è stata ancora consegnata al difensore la documentazione sanitaria richiesta per iscritto al Direttore della Casa di Reclusione”.