Democraticamente insieme, De Stefano e Maselli: ‘Nessuno ci zittirà’

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Avellino – Uscire dagli ‘schemi vecchi’ dei partiti e accendere i riflettori sulle questioni comuni e sulla gestione dei servizi. Come? Con il nuovo ‘partito di massa’ del centrosinistra, dall’anima riformista e pluralista, proprio come richiede lo spirito delle nuove economie globali. E all’insegna di un motto: “Democraticamente insieme… verso una nuova politica”. Così il Movimento per il partito democratico si è presentato in Irpinia con la prima grande iniziativa presso il Palazzo della Cultura Victor Hugo. Gremita la sala al dibattito con Lello De Stefano, Francesco Maselli, Gianfranco Baldini, Docente di Teoria e Storia del Diritto e della Politica, e Gianni Festa, fondatore del Corriere dell’Irpinia, nelle vesti di moderatore. Un tavolo che ha raccolto all’appello curiosi e simpatizzanti, tra cui volti noti della politica -e non solo- irpina e avellinese: Antonio Gengaro, Nunzio Cignarella, Antonio De Fazio, Antonio Iannaccone, Alberico De Fazio; gli ex assessori di Piazza del Popolo, Toni Iermano e Giancarlo Giordano; l’ex assessore provinciale al Bilancio Volino, l’ingegnere Petruzzo, Tonino Di Gisi, Alfonso Merola, il presidente delle Acli Gerardo Salvatore; Marco Alaia, Nicola Poppa, Rossano Grappone, Enzo Violano, e tanti altri. Un’introduzione, quella dell’ex numero uno Ato, che va subito al sodo: “Non andiamo contro nessuno, vogliamo solo vedere più lontano”. E precisa: “Alla sinistra dico: confrontiamoci. La vera politica si fa cristianamente al servizio degli altri. Invece quella di oggi sta diventando sempre più cosa di chi la fa. Ma da stasera c’è un nuovo entusiasmo. Una spinta per andare in una direzione diversa. Carpendo la forza riformista della sinistra e coinvolgendo la società civile che non partecipa più a causa degli schemi obsoleti dei partiti”. Una sfida che, secondo De Stefano, le amministrazioni comunali devono giocare partendo dai servizi: “Rifiuti, sanità pubblica e privata, energia, agricoltura, internet: il futuro fa paura. Mentre qualcuno dice che viene ad Avellino (De Mita, ndr), ci sono tanti giovani che non lavorano e vanno via”. Un appello accorato (“Gettiamo il cuore oltre l’ostacolo”), che fa da anticamera alla relazione del Prof. Baldini. A lui il compito di spiegare, attraverso un’accurata rendicontazione degli ultimi venti anni di vita politica italiana ed europea, il processo di cambiamento che ha portato alla fine i partiti a fare i conti con sempre meno iscritti, scarsa capacità di confronto con i gruppi di interesse, un elettorato smarrito e poco partecipativo. “Tutto ciò ha reso i partiti, un tempo ponte tra Stato e Società civile, sempre più deboli”. Trasformazioni che fanno, secondo Baldini, da ‘genesi’ alle prospettive di un nuovo partito nel centrosinistra “collettore di identità, culture e appartenenze diverse”. Un compito certo non facile quello di fondere esperienze differenti sotto molteplici punti di vista. Per questo: “E’ necessario convergere sulla prospettiva di consolidare il bipolarismo e chiudere il cantiere delle riforme istituzionali”, conclude Baldini. Dopo la lezione, si apre il dibattito. Numerose le voci al microfono. La più ‘dura’, quella del capogruppo di Libera Città, Antonio Gengaro: “Rinnovare la classe dirigente è una frase che qui non si può pronunciare. Lo scetticismo aumenta a livello locale. Questo processo (quello dell’Ulivo) oltre che dal riformismo, va accompagnato dai partiti che qui invece sembra non ci credano tanto”. Sui congressi: “Più processi di partecipazione dal basso”. Sui servizi: “De Mita è stato un maestro di ingegneria istituzionale: oggi parla di servizi. Domani forse parlerà di tombini. Ma qual è la politica dei servizi del centrosinistra in Campania e in Irpinia?”. Dopo la parentesi comunale (“Avellino città della conoscenza? Piuttosto della delinquenza”; “Bisogna partire da un minimo di amministrazione corretta”; “L’esperienza Di Nunno poteva essere superata da una classe dirigente vera, non da un comitato d’affari”), Gengaro ritorna ai big: “Mancino e D’Ambrosio, perché ve ne siete andati da Avellino? Avete il dovere di spiegarlo”. Un incontro dunque partecipato, culminato con le conclusioni dell’ex primo inquilino di Piazza Libertà che torna alle ragioni del convegno: il primo passo per favorire un confronto reale e mettere in campo iniziative di incontro in cui distinguersi. “Un processo di semplificazione” attraverso cui tutelare “quei valori in cui tanto crediamo”. Senza ‘tradire’ la propria ‘storia’. Così, contro i ‘partiti ipocriti’, gli ‘enti senza dialogo’ e i ‘luoghi senza luogo’, ecco, per Maselli & Co, la via d’uscita: ricucire un rapporto di fiducia con i cittadini “il cui distacco dalla politica è stato determinato da una tendenza oligarchica esasperata”. (di Ant. Mic.)

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