Debitoria Scandone, i dubbi di Meo (Fratelli d’Italia) sull’operato di Scalella

Debitoria Scandone, i dubbi di Meo (Fratelli d’Italia) sull’operato di Scalella

2 Dicembre 2020

La nota di Arturo Meo, Assemblea Nazionale Fratelli d’Italia: “Ieri pomeriggio, l’A.D. della Sidigas SpA, Scalella, dopo un incontr con il legale rappresentante pro tempore del Comune di Avellino, per parlare dei 23.000.000,00 di euro di debitoria della società cestistica Felice Scandone, di proprietà del gruppo Sidigas, ha dichiarato pubblicamente di volersi accollare 6.900.000,00 di euro oltre oneri procedurali per salvare il titolo sportivo. Ci si domanda, ma non si era in presenza di un gruppo in decozione, subissato da debiti per i quali il proprietario è stato rinviato a giudizio? Una società in decozione, con milioni di euro di debiti, come afferma Scalella, si accolla circa 7.000.000,00 di euro di ulteriori debiti per salvare il titolo sportivo della squadra di basket cittadina? E, casomai, per poi cederla a prezzi irrisori a soggetti terzi? Ci si chiede, allora, per quale motivo lo scorso anno è stato ceduto l’U.S. Avellino 1912 allorquando sarebbero bastati solo 150.000,00 per portare a termine il campionato. Davvero non si comprende la strategia dello Scalella che, oltre a voler, come da lui stesso dichiarato “alienare tutti gli asset della vendita e della distribuzione del gruppo Sidigas”, oltre a dichiarare che “questa macchina in corsa ha dovuto dar via alcuni gioielli di famiglia perché ha raggiunto un indebitamento di circa 250.0000.000,00 di euro”, oltre a parlare di “una azienda fortemente indebitata” come solo può pensare di sottrarre 7.000.000,00 di euro ai creditori delle società che amministra per soddisfare il 30% dei creditori della Scandone? La Sidigas è una società in decozione, sempre a dire di Scalella, che intende, però, indebitarsi di altri 7.000.000,00 di euro quando, invece, non sono stati investiti 150.000,00 euro per terminare il campionato calcistico 2019-2020, che avrebbe portato sicuramenti vantaggi in ottica aziendale. Scalella è a conoscenza del fatto che un investimento di meno della metà della somma di cui parla oggi (un paio di milioni di euro), nella scorsa stagione calcistica, avrebbe potuto portare l’U.S. Avellino 1912 in serie B con, ovviamente, un valore economico più alto se avesse poi, ugualmente, insieme a Baldassarre, deciso di alienare l’asset? Perché basket si e calcio no? Sia chiaro, nulla contro la realtà di basket cittadina, che tanto ha dato alla nostra terra, ma qui si parla di gestione aziendale e, pertanto, vedere disparità di trattamento negli “aiuti” concessi ad una sola delle realtà sportive in orbita Sidigas ci crea degli interrogativi. Ma per caso il calcio ed i tifosi del calcio hanno meno importanza rispetto al basket? Le dichiarazioni di Scalella, pertanto, ci fanno comprendere che il gruppo Sidigas abbia finalmente risolto tutti i suoi problemi economici se può impegnare tali somme per salvare il basket. Infine, domandiamo a Scalella da dove nascono 23.000.000,00 di euro di debiti. Non avrà alcun problema, lo Scalella, ad esibire la documentazione attestante tale passività, per far comprendere con chiarezza chi sono questi creditori talmente benefattori che non hanno mai avanzato una richiesta di fallimento nei confronti della Scandone. Immaginare, poi, di chiedere ai creditori di Sidigas di venire incontro alla società e ridurre all’osso i debiti del gruppo potrebbe portare alla ristrutturazione aziendale con molta facilità. La solerzia di Scalella nel chiedere sacrifici ai creditori del basket sicuramente si trasferirà nel proporre la stessa richiesta a tutti i creditori del gruppo. Potrebbe aprire un nuovo scenario giuridico per tutti coloro che si trovano nella stessa condizione della Sidigas. Concludendo, come è possibile pensare di salvare un titolo sportivo cestistico impegnandosi a versare 7.000.000,00 di euro, quando sono ancora a rischio centinaia di posti di lavoro dei dipendenti del gruppo Sidigas che vedrebbero (a questo punto il condizionale è d’obbligo) all’orizzonte, ancora un futuro più che cupo. L’ultimo interrogativo, dettato dalla mia ignoranza giuridica, è relativo agli interlocutori di questa vicenda. Non dovrebbe essere lo stesso Tribunale ad autorizzare trattative con i creditori piuttosto che il legale rappresentante del comune di Avellino? Sono sicuro che Scalella risponderà a tutti i miei dubbi, fugando le perplessità nascenti da questa operazione e illustrando come intende salvare i posti di lavoro del gruppo Sidigas”.