De Mita, tra bordate e… richiami fa lezione di politica

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Avellino – Da ‘oggi’ in città ci sarà Ciriaco De Mita. Il leader della Margherita ammonisce e invita al recupero della politica. Di quella vera che si è smarrita. Liberata dal ruolo della rappresentanza. Troppo lontana dalla sua gente (vicina solo al momento della competizione elettorale). L’on. De Mita ancora una volta protagonista e dispensatore di lezioni nei confronti di alleati e non, Ds e Udeur in primis. Nei confronti degli stessi componenti del Quartier Generale di Via Tagliamento. Del sindaco, della giunta, del gruppo consiliare. Richiami soft ma non troppo per elevare il dibattito, per recuperare la solidarietà, per rompere la frammentazione ritrovando il ruolo, recuperandolo in nome della politica vera, vicina alla gente. Rompendo l’autoreferenzialità degli eletti che ‘parlano per sé’, pensando agli organigrammi. Considerazioni e stilettate indirizzate a più mittenti – anche alla stampa che “non informa” – in occasione del taglio del nastro della sede di casa Margherita a Piazza Libertà. Al terzo piano del palazzo Ercolino: il primo cittadino Pino Galasso, il segretario cittadino Enza Ambrosone, l’assessore di palazzo Santa Lucia Enzo De Luca, gli on. Luigi Anzalone e Mario Sena, gli assessori Barile, Petracca, Pericolo, Genovese, i consiglieri: Iandolo, Vecchione, De Vito, Reale, Tony Cucciniello, Verrengia, Giordano, etc. etc. e ancora Santino Barile, Pietro Foglia, Michele Iannicelli, Rosetta Casciano, Franco Vittoria, Elvira Lenzi. Amministratori e non per apprendere e sperimentare – chissà – sul campo la lezione demitiana.
Ciriaco De Mita comincia prendendo di mira l’accusatore Gerardo Adiglietti: “Il clima e la lettura dei giornali mi avevano invitato a disertare. Siccome so che il futuro lo costruiamo noi e non siamo in attesa degli eventi, ho deciso di partecipare”. Dopo la brevissima parentesi poi ‘recuperata’ nel corso dell’intervento, spiega i motivi che lo hanno spinto a garantire la presenza in città. “Questa decisione (si riferisce al suo impegno per la città dopo la designazione di Nicola Mancino alla vice presidenza del Csm, ndr), l’ho maturata in coincidenza con il sistema elettorale. La cosa che spinge di più è che la politica da un po’ di tempo si è liberata dal potere della rappresentanza. Da quando è andato in crisi il vecchio modello politico, la gente non conta più. Conta solo quando vanno a votare. Gli eletti – e mi riferisco soprattutto a quelli locali – dopo le elezioni non rispondono più a nessuno. C’è un rapporto di autoreferenzialità che è la ragione della crisi. La denuncia non risolve il problema. Siamo ripiombati dentro un sistema politico dove chi ha il potere lo conserva, chi non lo ha, denuncia”. De Mita non risparmia nemmeno gli organi d’informazione. Apre con un interrogativo: “Chi deve cambiare per prima, gli organi di informazione o la politica? Come si rompe il circuito dell’informazione che non informa e della politica che non fa i fatti? Spetta alla politica spostare dal vuoto la comunicazione. Per far questo abbiamo bisogno di coinvolgere la gente.
Mi chiedo in virtù di quale servizio debbano vedere la rivendicazione (si riferisce ai Ds sulla questione Global Service ma non solo, ndr) e non la risoluzione di un problema. La discussione è fatta sugli organigrammi. Mentre la politica dovrebbe essere l’allargamento della partecipazione. Dovendo fare un’esperienza di ripresa della politica, questa non poteva non partire da Avellino perché è la proiezione del territorio. La mia è un’idea di concorrere ad un processo politico. E’ una forma di collaborazione con gli altri perché la classe dirigente funziona se ha un rapporto di solidarietà. Quelli che vivono in solitudine pensano a se stessi. Quando leggo di persone che hanno circumnavigato e predicano la coerenza, mi fa specie… Si può sbagliare, ma quando la proposta politica non si fa carico di chi rappresenta, non c’è il rapporto democratico”. Per questo la necessità di costruire “una rappresentanza di tutti i circoli, strumento di raccordo con tutte le popolazioni del territorio. Noi siamo in presenza di un recupero della politica in maniera diversa rispetto al passato. Il bipolarismo in Italia non funziona. Riesce a funzionare solo quando si insultano. Questo schema bisogna romperlo”.
Circuito vizioso dal quale si può uscire, individuando il giusto percorso: il coinvolgimento di tutti e la proposta per risolvere i problemi.
E… ancora una volta il leader di Nusco ritorna sulla questione Pd per sottolineare e schiarire le menti. Il tutto per evitare fraintendimenti. “La mia opinione si modificherebbe recuperando le ragioni dell’impegno politico. Sembra che oggi ci si voglia misurare su un percorso diverso: ristrutturare i contenitori dando significato politico. Sbaglia chi si muove in maniera frettolosa in politica. Una precipitazione organizzativa porterebbe alla perdita di consenso dell’Ulivo. Prima questione: la laicità, la dimensione della moralità che la politica ha rispetto ai partiti di governo. L’eticità della politica riguardava i beni materiali, oggi invece il rapporto tra il valore etico e la scienza. C’è qualcuno che in provincia ha risolto il problema… Bisogna trovare un punto di equilibrio. Su questo non discutiamo. Non è che non siamo d’accordo. Il partito dei Ds ha portato all’eccesso il radicalismo liberale. In sostanza ognuno fa quello che gli pare. I diessini affermano che questo partito nuovo debba collocarsi a livello europeo nella dimensione socialista. L’utilità della unicità ha un senso a patto che vi sia l’unicità. Il socialismo è morto insieme al partito comunista. Perché dovremmo chiuderci nel guscio che non è valido? Direi antiestetico? Quelli che si muovono frettolosamente non hanno il problema politico ma quello di sistemarsi da qualche parte”.
E ancora: “Dal punto di vista istituzionale ci siamo interessati a chi comanda. Ci siamo invece preoccupati poco delle istituzioni a tutela dei cittadini. Le società miste (ad esempio la Global Service) inventate da un personaggio intelligente come l’on. Barbieri – tra l’altro da lui stesso criticate – hanno portato al risultato che la gestione è completamente passiva. Mi domando se non sia più giusto l’ammodernamento dei servizi della nostra regione rispetto ai quali le istituzioni locali potrebbero impegnarsi. Adiglietti dovrebbe fare un corso sulla tutela dei cittadini e sull’occupazione”. Ma dopo le bordate ancora una volta Ciriaco De Mita impartisce la lezione: “Il problema è discutere. Come partito, il sindaco faccia un po’ più il sindaco. Faccia discutere, poi si decide. La sede è la Giunta. Il gruppo consiliare non mi interessa come è fatto, è espressione del territorio ma va aiutato nel coinvolgimento delle decisioni assunte. I consiglieri regionali devono recuperare il territorio. Lavorando insieme senza gelosia”. Rapporto con le altre forze politiche. “Quando qualcuno vuole un favore, apre una finestra. Questo va rotto. Ogni qualvolta c’è un problema, va discusso dinanzi al pubblico. Così ognuno è obbligato a dire le cose come stanno. Lo dico senza arroganza e con grande umiltà”.
Insomma, stop “al ricatto”, alla solitudine e all’autoreferenzialità. Facciamo politica. (Di Teresa Lombardo)

GLI INTERVENTI:

Enza Ambrosone: “Abbiamo registrato con favore questa scelta. Si tratta di una ripresa del percorso con rinnovato entusiasmo. Non ci appartengono le strumentalizzazioni. Abbiamo la necessità invece di porre le questioni nuove. Abbiamo qui la responsabilità del governo nazionale. Abbiamo la responsabilità di far ripartire il partito”.
Pino Galasso: “Questa sede ha un significato importante perché sancisce la presenza di De Mita in città. Ci dà un nuovo stimolo”. E la bordata non tarda ad arrivare: “Quando ci sono eventi positivi arrivano stoccate da altri partiti. Possiamo essere in ritardo ma le decisioni ci sono”. Sulla stessa lunghezza d’onda l’on. Luigi Anzalone che rimarca l’importanza dell’evento che carica di maggiore responsabilità chi amministra e quindi è interprete della politica.

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