Dall’Irpinia, un esercito per Ligabue: Buon Campovolo a tutti !

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ligabue campovolo
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Saranno oltre trecento gli irpini che si ritroveranno domani a Campovolo per assistere al megaconcerto di Luciano Ligabue.

Almeno 4 i pullman in partenza all’alba e decine di auto per raggiungere l’area aeroportuale di Reggio Emilia dove l’ex rocker di Correggio (per chi ha superato i 40 anni Ligabue è un ex rocker purtroppo) riunirà per la terza volta più di 150 mila persone.

Si tratta del concerto con ingresso a pagamento più frequentato d’Europa.

Per i fans irpini di Ligabue, la “festa di Campovolo” è un’occasione imperdibile, considerando che Luciano, almeno degli ultimi anni non è particolarmente generoso con le sue apparizioni musicali al Sud Italia.

Ad Avellino l’artista fu presente con una seduta acustica al teatro Gesualdo il 3 febbraio del 2003.

Inutile ricordare che il sold out arrivò dopo appena sei ore di vendita dei tagliandi che per l’occasione furono distribuiti presso gli uffici dell’anagrafe in piazza del Popolo, con una fila che iniziò a prendere corpo alle prime luci dell’alba e terminò sul far del pomeriggio.

Il concerto di domani celebrerà i 25 anni di carriera musicale dell’artista e rappresenta il terzo appuntamento di Campovolo, a 10 anni dalla prima, deludente (a causa di problemi audio) kermesse dell’artista emiliano.

Cosa lega, però, gli irpini a Ligabue?

La prima ragione è certamente la contrapposizione a distanza con l’atro vecchio rocker italiano (anche lui sicuramente ex) Vasco Rossi, che in Irpinia vanta un rapporto vincente con Ligabue, in termini di fans, almeno uno a quattro a favore del cantore di Zocca.

Purtroppo, indubbiamente, nessuno dei due ha saputo “mantenersi fresco e tosto” come altri rockers stranieri.

Il paragone, anche solo a vederli sul palco, con uno dei mostri sacri d’oltreoceano, un tal Bruce detto The Boss, è impietoso.

Vasco e Liga sembrano i suoi nonni, il primo per il fisico e la voce ormai andata, il secondo per la potenza melodica, che ormai manca del tutto nelle sue canzoni, tanto che, dopo Buon Compleanno Elvis, ha si moltiplicato le vendite, ma nettamente abbassato l’età anagrafica dei propri fans.

L’altro aspetto che lega gli irpini a Ligabue è certamente la sua capacità di “cantare la provincia”.

Questa caratteristica è più apprezzata dai fans della prima ora, (quelli come me) ancora legati ad “Angelo della nebbia”, a “Piccola Città eterna”, a “Dove fermano i treni” (pezzo dell’album Sopravvissuti e sopravviventi”, ma la cui prima uscita risale a quando Liga, ancora illustre sconosciuto faceva apparizione nelle Feste dell’Unità, dell’allora Partito Comunista, altro che Pd, con gli ORAZERO).

Sarà comunque bello domani, salutare un po’ di gente dell’Irpinia che si ritroverà tra il Pit A, Pit B e prato, i tre settori delimitati nell’area di Campovolo, per poter dire “anche tu qui” e sarà anche interessante analizzare i “salti generazionali” scanditi dalle musiche e dalle parole di Luciano Ligabue: da “Non è tempo per noi” (1990 allora quelli della mia generazione frequentavano gli anni di mezzo delle scuole superiori, mentre i nuovi fan emettevano i primi vagiti) a “Non ho che te” (2015 quelli della mia generazione iniziano ad emettere i primi vagiti geriatrici i nuovi fans frequentano gli anni di mezzo delle scuole superiori), i due pezzi dell’artista che forse meglio di altri racchiudono 25 anni di carriera, dai primi passi di notorietà al successo indiscusso.

Quale Ligabue era migliore?

La disputa non ha soluzione, come sempre “Non dovete badare al cantante”, ma “alle parole e alla musica”!

Buon Campovolo a tutti.

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