Covid: “il ricovero, la sofferenza e la partita a carte col mio angelo custode al Moscati” La storia del 29enne Marco di Avellino/VIDEO

Covid: “il ricovero, la sofferenza e la partita a carte col mio angelo custode al Moscati” La storia del 29enne Marco di Avellino/VIDEO

9 Marzo 2021
Covid: “il ricovero, la sofferenza e la partita a carte col mio angelo custode al Moscati” La storia del 29enne Marco di Avellino
 
Quasi tre settimane di ricovero in Ospedale per sconfiggere il Covid nel reparto di terapia sub intensiva: la storia di Marco Picariello di Avellino che ha combattuto il Coronavirus al Moscati di Avellino. Giorni di sofferenza , paura, isolamento. Dopo due giorni dal suo ricovero anche il padre è stato trasportato urgentemente in ospedale perché aveva contratto il virus maledetto. Ognuno nella sua stanza, da soli, con il terrore di non farcela, con una maschera per respirare costantemente attaccata al volto. Per fortuna ora sono guariti entrambi e da poco sono tornati a casa dove trascorrono la quarantena. Marco ha deciso di raccontare quei momenti terribili che ha trascorso per far capire a tutti che con questo Covid non si scherza, che bisogna stare attenti , mantenere le distanze e usare sempre la mascherina. Ma ci tiene anche a ringraziare gli “Angeli” del Moscati, dottori, operatori , infermieri che combattono in prima linea e assistono con professionalità, impegno e amore i degenti. Marco ci rivela un episodio semplice ma che che lo ha colpito profondamente: una partita a carte con un infermiere, che ha rinunciato alla sua pausa pranzo e con tuta, guanti e protezioni, ha giocato a scopa con lui, per farlo sentire meno solo.
Il protagonista di questo gesto è Maurizio, un “Oss”, che ha saputo dargli anche affetto e senso autentico di vicinanza. Marco racconta: “Non dimenticherò mai la sua dolcezza e umanità. Mi ha regalato un mazzo di carte napoletane per tirarmi su, per farmi ridere. Mi ha sfidato ad una partita a scopa. E’ stato un momento speciale, indimenticabile, in cui mi sono sentito nuovamente forte e speranzoso. Anche questo è il Covid Hospital del Moscati. “Nel reparto Covid ho trovato persone umane e disponibili, che per me hanno fatto molto di più, rispetto ai semplici doveri professionali e protocolli sanitari. Esco dall’ospedale da persona, credo, migliore, e così come si sono adoperati con me , lo hanno fatto anche con mio padre, anche lui ora tornato a casa, e con tutti gli altri pazienti. Quando sarò guarito sfiderò il mio “Angelo” ad una rivincita a carte.
Servizio di Enzo Costanza