Costretto ad usare i soldi lasciati dal papà defunto per pagare i suoi aguzzini: tre condannati

0
646

LIONI- Estorsione e minaccia aggravata dall’uso di una pistola nei confronti di un diciottenne di Lioni, arriva la condanna per tre imputati davanti al Tribunale Collegiale di Avellino per una vicenda ricostruita dai Carabinieri della Compagnia di Sant’Angelo dei Lombardi a seguito della denuncia da parte della vittima, costretto a versare tra il 28 marzo e il 13 maggio circa tredicimila euro ai suoi aguzzini. Nove anni e sei mesi per Alessio G, il principale imputato, già noto alle forze dell’ordine e all’epoca dei fatti sottoposto alla sorveglianza speciale di Ps a Lioni, tre anni e nove mesi al suo complice, Gaetano P, che oltre ad essere presente alle minacce, avrebbe ricevuto parte dei proventi della estorsione su una carta a lui intestata. Condannata a tre anni e quattro mesi anche la compagna di Goman, che nella prima vicenda estorsiva, avvenuta il 28 marzo a Caposele, avrebbe recuperato in auto la vittima per condurlo a prelevare una somma di 800 euro. Tutto sarebbe nato per una richiesta di acquisto di una pistola che la vittima avrebbe fatto per scherzo ad un familiare di Alessio G, suo compagno di classe.
LE INDAGINI
Le indagini dei Carabinieri della Compagnia di Sant’Angelo dei Lombardi, coordinate dal Procuratore Francesco Raffaele hanno ricostruito l’ escalation di minacce ai danni del diciottenne. Il ragazzo era finito nel mirino della coppia di indagati, uno dei quali sottoposto anche alla sorveglianza speciale, che gli avrebbero imposto di acquistare un’arma che lui aveva chiesto “per scherzo” ad un amico imparentato con gli indagati. Da qui una escalation di minacce. Il diciottenne era stato costretto a svuotare in più occasioni un buono fruttifero postale, lasciatogli in eredità per far fronte alle pressanti richieste. L’attività aveva tratto origine dalla denuncia di estorsione, ammontante a 13mila euro, presentata dalla giovane vittima ai carabinieri di Lioni. L’indagine aveva permesso l’identificazione delle persone coinvolte a diverso titolo ma in concorso tra loro, nella commissione del reato, e a individuare il soggetto principale responsabile di aver minacciato la vittima anche con una pistola. Si tratta dell’episodio avvenuto il 29 marzo 2025 a Materdomini, quando il ragazzo sarebbe stato inseguito fino ad un bar dal principale imputato con una pistola in mano.
LE RICHIESTE DELLA PROCURA
“Un calvario emotivo ed economico per la vittima. Perche’ dal 29 marzo gli imputati hanno iniziato una vera e propria persecuzione per la persona offesa che ingenuamente si e sottposto senza avvisare la sua famiglia e le forze dell’ Ordine.Una somma inizialmente di 800 euro, minacciato di fare del male alla propria famiglia e alla madre e al fratello. Non rivolgersi alle diede sell promesse ha deciso di consegnargli questa somma, si e presentato all appuntamento con la moglie di Alessio G e la persona offesa e salita in macchina e ha ritirato la somma al bancomat”. Cosi’ il pm Chiara Guerriero ha definito la vicenda subita dal diciottenne, riconoscendo anche la piena attendibilita” del suo racconto in aula: “la persona offesa e’ riuscita a ricostruire come sono andati i fatti, chi era presente e dove si sono realizzati. Dichiarazioni corroborate dalle annotazioni di servizio e dalle dichiarazioni dei testimoni. I tre imputati hanno offerto una ricostruzione dei fatti assolutamente incompatibili.La persona offesa ha fatto dichiarazioni lucide e corroborate dalle dichiarazioni di altri testimoni e dalle ricostruzioni della pg a cui ha fatto riferimento la persona offesa. I conti su cui sono confluite le somme versate dall’ imputato. Macchine riconducibili agli imputati e la telefonata fatta dalla persona offesa al 112 il 29 marzo 2025 dove la persona offesa parlava di minaccia da persona armata”. Il pm Guerriero sono sussistenti anche tutte le aggravanti contestate: “Minacce aggravate dalla presenza e dall’ uso di un arma nei confronti di un giovane . Sono sussistenti le aggravati contestati in quanto la persona offesa ha offerto una ricostruzione precisa dell arma utilizzata e ha detto c’è un uomo armato che mi sta minacciando”. A cui si aggiunge una circostanza ritenuta “di non poco conto per delineare il profilo” del principale imputato “il fatto che a gennaio del 2025 e’ stato sottoposto alla sorveglianza speciale”. Per il magistrato esclusa anche la tentata violenza privata ma sussistente una vera e propria tenata estorsione “perché è emerso che l unico fine è disegno criminoso era quello di avere denaro dalla persona offesa configurandosi la tentata estorsione”. Per il coimputato Gaetano P invece un ruolo di partecipe consapevole alla tentata estorsione: “Ha ricevuto il denaro ed era presente al momento delle richieste estorsive di fatto concorrendo materialmente e moralmente, essendo ben consapevole che fosse usata un arma e senza assumere alcuna iniziativa anzi rafforzando la carica intimidatoria nei confronti della persona offesa. Riceve varie ricariche da parte della vittima”. Per la moglie del principale imputato invece è stata chiesta l’assoluzione. La richiesta finale della Procura per Alessio G e’ stata di nove anni di reclusione, per Gaetano P invece sette anni.
LA PARTE CIVILE: VITTIMA COSTRETTA AD USARE BUONI LASCIATI DAL PAPA’ DEFUNTO
La parte civile, l’ avvocato Giuseppe Palmieri ha invece messo in evidenza come nel corso dell’ istruttoria fosse emerso un fatto e “una fattispecie davvero nuova perché è venuto fuori che i prelievi sono i lasciti del papà che e’ morto quando aveva 6 anni. Ha cambiato buoni fruttiferi..In questo processo c’è stata già una condanna per un altro imputato per cui e’ in attesa il processo di appello.
Un quadro di reiterate condotte estorsive. Ma quello che volevo sottoporre al collegio qui c’è l ammissione degli imputati che hanno ammesso di aver ricevuto ed estorto 13mila euro alla povera parte offesa. Gli imputati giustificano questa dazione con una ricostruzione fantasiosa perché in una trattativa commerciale non ci sono queste reiterati versamenti, bonifici e anche delle minacce. Quello che io rtengo invece non convincente e quella relativa alla consapevolezza della compagna, visto che la compagna era consapevole Ritengo che ella luce di tutto quanto possa affermarsi la penale responsabilità anche della stessa”.
LA DIFESA: L’IMPUTATO NON ERA A CAPOSELE IL 29 MARZO, PERNA ESTRANEO ALLE ACCUSE
La difesa dei tre imputati, l’avvocato Salvatore Rosania, ha introdotto, alla luce di una circostanza nuova emersa nei giorni scorsi, un elemento che non collocherebbe Alessio G nel luogo della minaccia armata a Caposele. Nella sua discussione l’avvocato Rosania ha fatto riferimento ad una chat di quel giorno, a partire dalla ore 7:43, in cui .. rispondeva proprio alla giovane vittima, che si lamentava del fatto che la pistola fosse giocattolo. E l’imputato che aveva ricordato l’episodio perché quel giorno era stato all’esterno dell’abitazione del fratello dove era in corso una perquisizione da parte dei Carabinieri. Circostanza che collegata all’ assenza di telecamere di sorveglianza e di rilievi sui tabulati telefonici non renderebbe corroborata dal riscontro la narrazione dell’ episodio più grave contestato, quello con l’ uso di un’ arma. Per Gaetano P, invece un ruolo non rafforzativo della minaccia. La stessa vittima avrebbe parlato di un ruolo di “autista” e mai della partecipazione alle minacce. Le motivazioni della sentenza saranno depositate entro sessanta giorni.