Congresso Pd, la “terza via” di Ciarcia: “No a teste di legno. Cerrato? Andrebbe espulso”

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Il vice segretario uscente del Partito Democratico irpino, Vittorio Ciarcia, prova a rompere lo stallo determinato dal rinvio delle assise provinciali, deciso dalla Direzione regionale, e annuncia la propria autocandidatura al Congresso. Il termine ultimo per la definizione del percorso congressuale è stato ora fissato al 28 febbraio, come ulteriore tentativo di favorire una sintesi unitaria. Ad oggi, tuttavia, restano formalmente in campo le liste “Tempi Nuovi” di Marco Santo Alaia e “Radici e Futuro” di Pellegrino Palmieri. La deroga concessa alla Commissione congressuale va proprio nella direzione della costruzione di una lista unitaria, fortemente voluta dal segretario regionale Piero De Luca.

È in questo contesto che si inserisce la “terza via” proposta da Ciarcia, che ha presentato ufficialmente la propria candidatura questa mattina presso la sede del Pd di via Tagliamento, affiancato da Felice Egidio, segretario del circolo Santa Paolina Iotti/Anselmi e capogruppo consiliare.

«Questo stato di confusione – evidenzia Ciarcia – che si è generato all’interno del nostro partito mi ha spinto a lanciare una nuova proposta. Il segretario regionale Piero De Luca ha chiesto unità, come sta avvenendo nelle altre province, come Napoli e Caserta. Ad Avellino si è creata un po’ di confusione e noi, con il nostro gruppo, abbiamo lanciato una proposta che mi vede candidato come segretario unitario. Tuttavia, la proposta non riguarda tanto la mia figura, quanto tre punti programmatici».

Ciarcia elenca quindi i pilastri della sua proposta: «Una scuola di formazione per attrarre le nuove generazioni a questo partito e rilanciare il talento, perché abbiamo necessità di talento, soprattutto in politica. Una conferenza programmatica annuale, perché è fondamentale che un partito si interroghi sulle problematiche della nostra provincia e identifichi possibili soluzioni. Abbiamo il dovere di avere una visione a lungo termine che possa, nei prossimi 10, 20, 30 anni, cambiare il destino della nostra provincia. Il terzo pilastro è la priorità nella costruzione di un campo largo a partire dalle amministrative di Avellino. Questi sono tre spunti programmatici. Io lancio una sfida e un appello a tutta la classe dirigente del mio partito, a livello locale, regionale e nazionale: mettersi in discussione su questi tre punti e rispondermi, ovviamente, su queste proposte».

Sul tema delle candidature, Ciarcia è netto: «Il Partito Democratico – continua – non ha bisogno né di “teste di legno”, né di persone che si vendano per un incarico retribuito. Al di là di questi aspetti, sono usciti molti nomi, tra cui quello di Antonello Cerrato. Questo è un nome rispettabilissimo, ma ha un piccolo problema. Antonello è una persona splendida, garbata, però si è candidato alle Regionali con un’altra lista, non con quella del Partito Democratico. Era candidato con la lista “A testa alta”. Abbiamo visto che a Caserta la senatrice Camusso, commissaria del partito, ha espulso dal Partito Democratico tutti i dirigenti che si sono candidati o hanno pubblicamente sostenuto una lista diversa da quella del Partito Democratico. Quindi, se Antonello si propone come candidato unitario, la nostra risposta non può che essere un procedimento di espulsione, perché non appartiene a questa comunità».

Alla domanda se sarebbe disposto a farsi da parte qualora la sua candidatura rappresentasse un ostacolo all’unità, Ciarcia risponde: «Tutto va valutato. Però lancio una sfida di alto profilo, perché l’ho fatta su tre punti programmatici. Poi si può eventualmente trovare una mediazione, ma deve essere una mediazione più alta rispetto a quella che ho proposto, non un accordo al ribasso. Come ho detto prima, c’è sempre la volontà, più o meno mascherata o celata, di mettere una “testa di legno” come segretario del partito. Io ritengo, da giovane, da militante, da persona impegnata e da semplice cittadino di questa provincia, che non abbiamo bisogno di “teste di legno” che occupino la poltrona del segretario per scaldare la sedia. Abbiamo bisogno di una persona che possa far funzionare il partito. Questa è la sfida. Se i nostri dirigenti riescono a trovare un accordo più alto di quello che propongo io, sono a disposizione. Se invece vogliono proporre un accordo al ribasso, io lotterò fino alla fine, fino a dove mi è consentito».