Clan Sangermano, 35 indagati e i “tentacoli” sull’Irpinia: accuse al boss da otto pentiti

0
3822

SAN PAOLO BELSITO- Dal fortino di Livardi, la frazione di San Paolo Belsito dove risiedevano in una lussuosa abitazione di Via Marchese di Livardi fino a ieri mattina, al controllo di una zona che abbracciava il nolano e parte della provincia di Avellino ed un’espansione che non era sfuggita ai Carabinieri del Nucleo Investigativo di Castello di Cisterna anche verso la zona sommese e nel territorio quasi al confine con il Lazio, la zona di Mignano Montelungo e della zona limitrofa. Questo l’atto di accusa contenuto nelle 1639 pagine della misura cautelare firmata dal Gip del Tribunale di Napoli Fabrizio Finamore nei confronti di capi e affiliati del sodalizio nato nel nolano dopo i blitz che hanno disarticolato prima il clan Russo (2007) e poi il clan Cava (2008). “Sangermano voleva prendersi Nola” avrebbe spiegato uno dei suoi alleati, il pentito Marcello Di Domenico, raccontando del piano per scalzare i Cava e i Fabbrocino dalla citta’ dei Gigli al pm antimafia Gianfranco Scarfo’. In effetti, come sottolineato dal Gip quello dei Sangermano era diventato un “clan con ramificazioni capillari, che opera sul nolano ma con espansioni tentacolari anche sull’Irpinia”. Sette anni di indagini per svelare gli affari del clan egemone ormai nell’agro nolano e anche nella zona del Vallo di Lauro. Basti pensare che dieci dei venticinque arrestati sono originari dell’Irpinia. Gli stessi vertici del clan sono legati al Vallo di Lauro da legami familiari. Trentacinque indagati, ventisei accusati di far parte del clan, venticinque gli arrestati nel blitz di ieri mattina, trentaquattro i capi di imputazione. Le indagini riaperte dalla Dda di Napoli nel 2014 e condotte dalla Direzione Investigativa Antimafia di Napoli e dai Carabinieri del Nucleo Investigativo di Castello di Cisterna e da una serie di indagini eseguite a partire da quella contro il clan Russo.
Sono otto collaboratori di giustizia hanno parlato ai magistrati della Dda di Napoli dell’esistenza del clan Sangermano e del ruolo preminente di Agostino Sangermano, il quarantaduenne alla guida del gruppo di Livardi. Si tratta delle propalazioni di Aniello Acunzo, l’ex factotum del boss Biagio Cava e successivamente fino al 2010 del figlio Salvatore, che aveva iniziato a collaborare nel 2013 ed e’ deceduto nel maggio 2021, Cristiano Piezzo, elemento di primo piano del “clan dei mariglianesi” collaboratore di giustizia dal 2018, Marcello Di Domenico, alias o Marciuliano, storico elemento del clan Moccia nel nolano, che dal 26 giugno 2011 aveva iniziato a collaborare, poi nel novembre dello stesso anno e fino al 2012 aveva interrotto la collaborazione, ripresa dopo il suo arresto, suo fratello Ciro, collaboratore dal giugno del 2015: Antonio Scibelli, elemento del clan Cava e collaboratore dal 2009, Luigi Ambrosio, esponente del clan Nino, collaboratore dal 2014, Francesco D’Avanzo, collaboratore dal 2003 ed esponente del gruppo Russo-D’Alessandro, infine De Martino Salvatore, esponente della costola nolana del clan Moccia. Una mole di accuse raccolte dai Carabinieri d dalla Dia che presto saranno oggetto dell’interrogatorio di garanzia in carcere.