Cinema, Cinquanta sfumature di un film grigio

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Pasquale Manganiello – Lo sapevamo. “Cinquanta sfumature di grigio” cannibalizza il botteghino nostrano. Ad oggi sono quasi 15 i milioni incassati in Italia dall’adattamento al romanzo di E.L. James realizzato dalla regista Sam Taylor Johnson. Dopo la melassa sanremese, che gli italiani si siano riversati nei cinema inseguendo istinti sadomaso è la classica contraddizione tricolore che contrappone la predisposizione a testi musicali intrisi di cuore-amore-sole alla stanza dei giochi di Christian Gray. Niente di paragonabile a quanto successo nei cinema di Londra dove gli inservienti hanno dovuto tirar su preservativi usati e vibratori e cacciare la gente che faceva sesso liberamente. Una follia collettiva ingiustificata se pensiamo che Nynphomaniac di Lars Von Trier (un film nettamente più esplicito rispetto alle pratiche erotiche proposte in Cinquanta sfumature di grigio) sia stato accolto con molta freddezza.
Tutto per niente quindi. Cinquanta sfumature di grigio è la versione americanizzata di Tre metri sopra il Cielo (cit. Bellarosa). Invece dei lucchetti ci sono le manette, tutto qua. Il resto è scontato e a volte ridicolo. Certo, il film ha dato un impulso notevole alla vendita dei frustini ma si sa che le versioni cinematografiche di best seller mondiali finiscano per condizionare altri settori: si dice che durante il periodo di Twilight sia diminuito sensibilmente il consumo d’aglio.

Passiamo ai voti:
Jamie Dornan voto 6: aizzare la folla femminile in festa ormonale era il suo compito e quello che doveva fare lo ha fatto.
Dakota Johnson voto 5: la figlia d’arte di Don Johnson e Melanie Griffith qualche faccina ispirata alla nostra Barbara D’Urso nazionale poteva risparmiarsela.
Sam Taylor Johnson voto 4: fa tutto quello che non dovrebbe fare. Riduce al minimo le scene di sesso e di sadismo facendo infuriare i fan del libro e la scrittrice James che l’ha subito “tagliata” per la realizzazione del sequel.
Streaming voto 9: non posso dare 10 per il leggero ritardo del labiale e per la traduzione in turco delle e-mail del protagonista.
Nessuno ma proprio nessuno avrà rimpianto quest’opera alla notte degli Oscar dove ha trionfato Alejandro González Iñárritu (Amores perros, 21 Grammi, Babel) con il suo Birdman, virtuosa pellicola girata in un piano sequenza digitale ad alto impatto audiovisivo che ha portato a casa ben 4 statuette. In fondo Micheal Keaton ed Edward Norton hanno solo una gran bella sfumatura: il talento.

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