Centro Alzheimer, dipendenti a rischio: sale la protesta, preoccupate anche le famiglie dei degenti

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Un’esperienza professionale specializzata di 15 anni potrebbe essere vanificata così, dall’oggi al domani, ed il lavoro del centro diurno per i malati di Alzheimer di Avellino – tra i migliori della Campania (è stato il primo a sorgere nella nostra regione nel 2006) ed unico in Irpinia – rischia di essere seriamente compromesso, a danno soprattuto dei pazienti.

E’ l’amara vicenda che si sta consumando nel capoluogo irpino e che sta mettendo in ansia non solo i 7 dipendenti che rischiano di perdere la propria occupazione, ma anche, e soprattutto, i degenti ed i loro familiari. I quali, con ogni probabilità, nelle prossime ore, avvieranno una raccolta firme – possibili anche clamorose forme di protesta – per chiedere all’Asl di Avellino di non “smantellare” il centro di corso Europa, un centro verso il quale l’azienda sanitaria locale sembra non aver mostrato lo stesso interesse e la stessa tutela di altri centri presenti sul territorio irpino, come ad esempio il centro “Rems”.

Nel frattempo i dipendenti si sono già rivolti ad un legale, l’avvocato Federica Renna, che ha messo in moto tutti i meccanismi per la loro tutela. E’ stato chiesto anche un incontro alla manager dell’Asl, la dottoressa Maria Morgante. Anche in questo caso, si è dovuta fare portavoce l’avvocato Renna perché, a quanto pare, la Morgante non sembra intenzionata ad incontrare i lavoratori.

Due sono i problemi che minano alla base il centro. L’Asl deve attuare il piano di rientro ed ha quindi deciso di stoppare tutti i servizi che vengono esternalizzati. Quindi, i 7 dipendenti del centro – che hanno un contratto con una cooperativa – dovrebbero lavorare fino al 30 giugno e poi andare via.

E’ stato indetto, per coprire i posti vacanti, un concorso. Ma, a detta dei sette operatori, si tratta di un concorso troppo generico che non prevede figure specializzate ed esperte come le loro. Con il rischio che il concorso lo potrebbe vincere chiunque. In questo modo, la loro professionalità potrebbe finire “nel cestino”. A discapito soprattutto dei pazienti che ogni giorno frequentano il centro e che vedono ormai in queste persone i loro punti di riferimento essenziali.

Alla “beffa”, insomma, si aggiungerebbe il danno. Ieri, in occasione della giornata della donna, con dei cartelloni i dipedenti hanno voluto manifestare tutto il loro dissenso. In fondo, chiedono poco: che il loro servizio venga internalizzato dall’Asl di Avellino e che la loro professionalità, dopo 15 anni di servizio, venga rispettata.