Casellati “abbraccia” Rotondi: “La memoria collettiva della Dc è ancora viva: non è stato un partito tra i tanti”

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Il “tour democristiano” di Gianfranco Rotondi porta ad Avellino – l’Irpinia è stata un “feudo” incontrastato della Democrazia Cristiana – la seconda carica dello Stato. Il libro scritto dall’ex Ministro senza portafoglio per l’attuazione del programma di governo del governo Berlusconi IV – La Variante Dc. Storia di un partito che non c’è più e di uno che non c’è ancora – incuriosisce e fa discutere il Presidente del Senato. Un’altra tappa già prevista, anche questa di sicuro interesse, è in programma il prossimo 25 marzo, quando Rotondi si confronterà invece con Massimo D’Alema ad Assisi.

Elisabetta Casellati arriva nel capoluogo irpino puntuale alle 16.30, reduce dalla riunione straordinaria dei Presidenti dei Parlamenti europei alla presenza dello Speaker del Parlamento ucraino Ruslan Stefancuk. Una breve visita al luogo che ospita il dibattito sul libro, il Conservatorio “Cimarosa” di Avellino, e poi l’ingresso, tra gli applausi, nell’auditorium gremito, poco prima delle 17. Saluta molte delle istituzioni presenti, tra cui il Vescovo Aiello, l’Abate di Montevergine Guariglia, le forze dell’ordine.

Il suo primo pensiero, quando sale sul palco, è per l’Ucraina. Già in mattinata, aveva espresso “la sua solidarietà e vicinanza al Parlamento e all’intero popolo ucraino” assicurando che “l’Italia è in prima linea nella gestione dell’emergenza umanitaria ed è pronta all’accoglienza”.

Da Avellino rilancia: “Un pensiero commosso va al popolo ucraino che sta vivendo giorni di angoscia e dolore con grande coraggio e determinazione”. Alla città che la ospita e all’Irpinia rende onore per i “gioielli” come il Conservatorio. Poi, entra nel merito: “La Dc – afferma – non è stata un partito tra i tanti, la Democrazia Cristiana ha praticamente plasmato la vita politica italiana per oltre 50 anni. Quando si parlava di Italia Democristiana, lo si faceva a rigor di logica. La Dc era un partito sostenuto da un’ampia base sociale, ha garantito la stabilità del sistema politico della nazione. Possiamo ben dire, credo, che era un’istituzione nelle istituzioni”.

Il Presidente del Senato, che circa un mese fa è stata in procinto, per un giorno, di diventare Presidente della Repubblica, si pone, poi, e pone, un quesito: “Dopo trent’anni di diaspora, su quale comune base identitaria è possibile immaginare una variante Dc capace di presentarsi come forza unitaria, facendo rivivere l’appello di Luigi Sturzo ai liberi e forti?”.

“Di fronte a questi cambiamenti – spiega Casellati – mi domando allora se non si possa considerare variante la diaspora che ha portato ad affidare le idee e i valori della Dc a singoli eredi, i quali ne hanno perpetuato l’azione e la tradizione all’interno di diversi partiti”.

“E’ ancora difficile – chiude – leggere con gli occhiali della storia un’esperienza politica come quella della Dc. E’ certamente interessante ricostruire gli anni della Democrazia Cristiana, anni vivi nella memoria collettiva”.